coupè

Dovresti essere fiero del fatto che nella mia vita ho superato i duecento all’ora in macchina solo con te. Mi sei venuto in mente mentre correvo e la funzione random del lettore mp3 ha scelto “Fast car” di Tracy Chapman tra gli otto giga di tutto e di più, così ho riassaporato quel rettilineo e noi due semisdraiati sulla tua auto che avevi solo tu, un modello di Honda sportiva con i sedili bassissimi, e a dir la verità non ti somigliava per nulla e non ho mai capito perché l’avevi comprata. Un’esperienza che non ho mai ripetuto, tacofobico come sono (un termine che ho imparato solo ora grazie all’internet, a naso avrei detto dromofobico ma ho scoperto trattarsi di un’altra cosa) e poi nella mia vita ho inanellato una serie di catorci e di cassoni che superati i cento iniziano a vibrare tutti e comunque vibrerei io, per non parlare della moto che quando mi portavano dietro – ai tempi non era obbligatorio il casco – mi scappava sempre da ridere, credo si tratti anche in questo caso di un riflesso nervoso ma è una ricerca troppo difficile e non ho tempo.

Comunque tu eri fortunato perché avevi nome e cognome americano e questo ti dava una dose di fascino in più oltre quella base che era già ampia, e quell’estate che abbiamo trascorso insieme ci siamo regalati molto l’un l’altro, che quando ci sono queste forti amicizie tra maschi e più o meno adulti è bello. Ed è bello perché poi abbiamo voltato pagina entrambi e non ci siamo mai più visti, probabilmente è stata una pausa prima di iniziare due cose rispettivamente importanti. Di certo la tua, una nuova vita all’estero, un po’ meno la mia, ancora un sopralluogo in un’esperienza provvisoria finita come la solito grazie alla scarsa costanza e alla poca applicazione.

E non vorrei che questo suonasse come un epitaffio perché questo blog non è un’antologia di Spoon River de noantri ma intorno ai 45 non è difficile mettere insieme una collezione di ricordi per amici morti, ma la tua, di vita, che sembrava per certi versi avventurosa poi non è stata interrotta ai duecento all’ora contro un albero, per dire, ma se non ho capito male per una sorta di liquidazione dell’industria in cui avevi lavorato per anni, un brand diventato poi tristemente famoso per la strage di personale e di gente comune che abitava nella stessa valle contaminata. Ho un amico che ha perso genitori e sorella per lo stesso motivo e che viveva proprio lì nei pressi, ma potrebbe trattarsi di una cinica coincidenza. E niente, forse te ne sei andato nello stesso tempo che abbiamo impiegato a percorrere quel rettilineo ai duecento all’ora, questo lo spero, perlomeno la sofferenza sarà durata il minimo indispensabile.

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One comment

  1. sabrina scamardella · aprile 21, 2012

    agonia di 6 mesi per leucemia congenita latente….almeno così mi è stato raccontato.

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