vivere e morire là

Mi hai chiesto un parere, e io il parere te lo do volentieri anche se non sono uno psicologo, non ho una particolare sensibilità e ho la tendenza a sfruttare le tragedie grandi e piccole altrui per scopi narrativi. Nel senso che avendo maturato un po’ di tecnica nello scrivere dopo anni di esercizio quotidiano, appena mi capita sottomano una storia interessante o anche un spunto che mi solletica non faccio in tempo a metter giù la cornetta, che poi anche questo è un modo di dire perché il mio cellulare anche se da cinque euro è comunque un cellulare e non ha certo la cornetta, dicevo non faccio in tempo a salutarti e a chiudere la conversazione che già ho acceso il pc e cerco di ricordarmi più particolari possibili per dare forma alla trama di tutto rispetto di cui mi hai messo al corrente e per la quale alla fine mi hai tirato in ballo.

E chiedi a me di dirti se puoi considerarti in uno stato depressivo. Se intendi deprimente te lo confermo subito, non a voce per non infierire ma qui, mentre divulgo al mondo della blogosfera i fatti tuoi. Anzi, ti confesso che se il settore dell’editoria non fosse in crisi ci sarebbe spazio in abbondanza per vendere una vicenda come la tua, della quale andrebbero a ruba scommetto anche i diritti cinematografici. Se fossimo americani, le Correzioni a te e alla tua famiglia vi farebbero un baffo, sai che voglia che mi hai fatto venire di lavorare a un best seller con te come protagonista. Una bella storia, bella tra virgolette, in cui manca l’eroe perché chi dovrebbe mettere in salvo i deboli, e qui sentiti pure chiamato in causa, nel nostro caso a stento cerca di mettere in salvo sé stesso ed è lui che aspetta qualcuno che gli posizioni la maschera per l’ossigeno, in questo rischioso atterraggio d’emergenza che è la tua vita.

Da qui li primo stadio narrativo, i protagonisti e le loro dinamiche reciproche, una stirpe di mostri inconsapevolmente mostruosi del secondo millennio e la loro disgrazia latente dell’essere inadatti alle complessità di un ambiente di provincia che ha bruciato tutti gli anticorpi, quelli che ne preservavano la natura di nicchia sociale, e che è esposto ora alle macro-complicazioni del mondo globale. Immaginate cioè lo stesso problema che in una grande e ricca città del nord consente una gamma di soluzioni grazie allo sviluppo e alle strutture di cui è dotata, e che ora può colpire con la stessa entità anche i piccoli nuclei privi di qualunque sistema immunitario, dal momento che la modernità si diffonde ovunque e ovunque viene abbattuta ogni barriera e comunità esigue hanno le stesse potenzialità ma sono esposte agli stessi rischi delle metropoli, ma con mezzi di gran lunga inferiori. Il tutto in questo momento storico da capogiro e nella profonda crisi economico-culturale in cui siamo immersi. Mica male, il background eh?

E se questo è l’antefatto, il prologo ma anche un due o tre capitoli introduttivi, ci si chiede come farai a tirare avanti sino all’ultima pagina e il mio parere a questo punto è positivo, cioé è negativo, insomma sì, sei depresso e questo risalta ampiamente da come e cosa racconti. E mi verrebbe da dirti che io non so come farei ad affrontare uno a uno tutto ciò che mi hai elencato, i guai che ti tolgono il sonno e i sottoinsiemi e le intersezioni di complicazioni che appartengono all’insieme A e all’insieme B e l’ingiunzione del tribunale e il fatto che basta uno sciopero dei trasporti che non puoi recarti al lavoro ed essendo pagato a giornata è come se fosse una giornata in meno di sussistenza. E nemmeno voglio infierire sui tuoi parenti stretti che ti stanno alla larga.

L’immagine che associo a tutto questo è quella di un ragazzo che, nel corso di una vacanza di tanti anni fa, vidi seduto su uno stretto balcone di un paesello semidiroccato nell’interno delle Sicilia. Un ragazzo gravemente affetto da problemi fisici e comportamentali che sfogava sé stesso, probabilmente, discutendo animatamente con il nulla di un vicolo vuoto e fatiscente, all’ombra di una tenda sdrucita ad mitigare parzialmente un caldo surreale. E chissà, se fosse nato in un altro ambiente, con strutture più efficienti a supporto, forse gli sarebbe andata un po’ meglio, avrebbe avuto i volontari di un’associazione che ogni mattina lo avrebbero accompagnato in un centro dedicato e avrebbe potuto così trascorrere la giornata in attività di recupero, alleviando anche la fatica della famiglia. E anche nel tuo caso la congiuntura di eventi non è stata favorevole, la geografia fisica, politica e umana non sono state dalla tua parte e così mi convinco che no, non sei depresso tu. La depressione è insita in tutto quello che hai intorno e non ci si può fare nulla.

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