non paga

Avete mai visto un uomo che corre inseguito da un poliziotto in borghese? Che poi il fatto che sia in borghese, il fatto che ci sia differenza tra la divisa e gli abiti civili è una sfumatura che colgono solo gli spettatori, perché è facile prendere un abbaglio. Chi è il cattivo dei due, se nessuno veste da agente? Così se qualcuno vuole intervenire, e dubito che qualcuno voglia immischiarsi, almeno io me ne guardo bene, il dubbio è su chi fermare: occorre gettarsi su chi insegue o proteggere chi è inseguito? Gli occhi del ragazzo magrebino che corre davanti hanno una luce che non avevo mai visto, c’è un obiettivo su cui punta l’attenzione cha varia di istante in istante e se sapesse che sta guadagnando terreno, se si voltasse indietro potrebbe concentrarsi più lucidamente sulla via di fuga più efficace su cui puntare.

Il poliziotto – e che si tratta di un poliziotto a questo punto della storia non l’abbiamo ancora capito – è nettamente meno in forma del presunto delinquente, non ha certo il fisico della gazzella e non ha la propulsione della paura di chi ha davanti. Il tutto mi fa venire voglia di canticchiare “Police on my back” dei Clash, con quella sirena all’inizio allarmante che la senti e inizi subito a correre via. Ma qui non si scherza, non siamo in diretta su un canale musicale, e la gravità della situazione la si evince dalla pistola che il poliziotto – e nemmeno a questo punto l’ho capito ma la pistola diciamo che è un buon indizio – impugna senza puntare però, per furtuna, al ragazzo che scappa.

Ci troviamo nel parcheggio di un centro commerciale in periferia, un nuovo complesso dedicato al consumo la cui punta di diamante è un fitness club di una nota multinazionale che sta sbaragliando la concorrenza. Poco fa, due ragazzi magrebini sono saliti su un’auto in sosta, e immediatamente nascosti non so dove sono balzati fuori un gruppo di uomini che hanno accerchiato il veicolo. Ne è nata una collutazione, quello seduto al posto di guida è stato immobilizzato a terra, l’altro se l’è data a gambe, appunto. Ma la presenza degli agenti non è stata colta dai clienti del centro commerciale che stavano entrando e uscendo dal parcheggio, tanto che l’attenzione si è spostata sul ragazzo fermato. Oddio lo stanno picchiando, chiamate la polizia dice una signora.

Io, nel frattempo, vista la pistola sguainata durante l’inseguimento e vista una paletta in mano a uno degli uomini in azione, mi sono tranquillizzato. Se c’è la polizia è tutto sotto controllo, no? Ma nessuno l’ha capito e così alcuni corrono ad avvertire gli addetti alla sicurezza del centro commerciale. Presto, venite, stanno menando un ragazzo, sono tanti contro uno. Chiamate la polizia, continua la signora di prima. Ma quella è la polizia, signora. Uno spettatore dal forte accento meridionale la mette al corrente dell’operazione. Quel parcheggio è stato il punto di contatto tra trafficanti di stupefacenti e i due magrebini erano lì a ritirare una macchina carica di roba che scotta. Il quadro e completo e anche io mi allontano, ma una jeep blocca la strada. Sopra tre energumeni rapati a zero seguono la scena con interesse, sbircio dentro l’abitacolo e scorgo un’altra pistola.

Intanto il ragazzo che scappava ce l’ha fatta a fuggire, il suo inseguitore rientra con il fiatone e nessuno gli chiede nulla, tanto non riuscirebbe nemmeno a parlare. Giungono sul posto anche due auto dei carabinieri. Scendono quattro agenti e finalmente vedo facce normali, autorità in divisa. Stringono la mano ai poliziotti vestiti fintamente da tutti i giorni, e io mi sento sollevato. Ci sono simboli rassicuranti, l’ordine è stato ristabilito.

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