vorrei ma non posso

Il mio era un Moog Prodigy, lo vedete nelle foto qui sotto, e io lo trovavo davvero un synth eccezionale malgrado si trattasse di uno strumento monofonico (mettere strumenti monofonici in mano a un tastierista è come dare un pallone sgonfio a Pelè, la maggior parte di noi proprio non ha la mentalità monodica) e con nemmeno tre ottave di estensione. E lo avevo acquistato solo perché l’avevo trovato usato in un negozietto di provincia in un momento in cui i tastieristi non se li flava nessuno e quindi i synth analogici non dico che te li tiravano dietro ma quasi. In più il Prodigy già di per sé è il modello entry-level, da qui il titolo di questo post perché i Moog di nuova generazione hanno prezzi inaccessibili e quindi va bene celebrare il settantottesimo anniversario di Robert Moog anche con un Doodle, però sappiate che è una roba da ricchi. Il mio Prodigy, comunque, l’ho sfruttato ampiamente sia durante il periodo dell’acid jazz che cavalcando il ritorno del post punk, fino a quando l’ho lasciato in una sala prove ricavata in uno scantinato e potete immaginare l’umidità come me l’ha ridotto. Che già, usandolo dal vivo, ogni volta l’accordatura era una scommessa e dipendeva dalle condizioni del tempo. E così come tutti, stufo di ronzii e di disturbi in amplificazione, l’ho venduto in pieno boom del ritorno al vintage. Ho fatto però un vero affare, devo ammetterlo.

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