vi va di salire a vedere il mio nuovo sito?

Non so se avete letto i miei ultimi cosi qui sotto. Se sì, avrete capito che mi sto trasferendo su un sito tutto mio. Ho già caricato tutti i post vecchi, dal primo all’ultimo, continuerò ancora per qualche giorno a pubblicare sia di qui che di là, ma tra un po’ lascerò questo spazio di WordPress e mi troverete solo su www.plus1gmt.it, il sito. A parte questo, non cambierà un belino, come si dice a Genova. Inizio però a salutare tutti i compagni di avventura che postano i loro pensierini su questa straordinaria e potentissima piattaforma che è wordpress.com, con cui è facile seguirsi reciprocamente, e agli amici di WordPress tengo a dire che anche di là ho confermato la fiducia al loro sistema di blogging e creazione siti, davvero eccezionale e facile da implementare. Lo stra-consiglio a chiunque abbia voglia di cimentarsi con la scrittura online.

Quindi niente: aggiornate i vostri feed, cambiate i vostri link, insomma fate tutto quello che dovete fare se vi va di continuare a leggermi e soprattutto tenetevi pronti: prima o poi ci sarà il vernissage. Vi aspetto quindi sul nuovo Alcuni aneddoti dal mio futuro, ditelo anche ai vostri amici.

Il messaggio dallo spazio parla chiaro: sei uno sfigato. Il sistema di decrittografia della NASA ci ha restituito un quadro impietoso di quello che siamo, e parlo al plurale per auspicare un po’ di cordoglio in voi, come si evince dal titolo lassù in alto. Intanto nessuno scrive più sui blog e un sottoinsieme di questa macro-categoria di sopravvissuti è proprietario di gatti che vomitano di prima mattina e, quando c’è qualcosa che non va nel loro rapporto con gli umani, pisciano nella scatola delle medicine appena la trovano aperta e/o gli cagano sul letto se il PH della sabbia tende lievemente all’acidità e solo perché una notte ci siamo dimenticati di pulire. Ma non è solo questo che ci dicono gli alieni. Non so voi mai io capto in continuazione vocine che mi dicono di lasciar perdere tutto e tutti e che, per compensare il senso di disperazione che ne deriva, ci sono cose di un altro pianeta – probabilmente il loro – da preservare. Una di queste ha compiuto vent’anni proprio ieri (lo dice pure Wikipedia) e note invisibili a margine ma che leggiamo solo noi che siamo in contatto con questa specie ultraterrena ci dicono che forse davvero è stato l’ultimo disco che ha cambiato qualcosa.

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astenersi fuoritempo

“Se non vuoi perdere tempo a spremere flaconi di crema dopobarba semivuoti perché il prodotto per ovvi motivi di fisica è tutto depositato sul fondo – certo non gliene possiamo fare una colpa – prova a riporlo capovolto nell’armadietto, la prossima volta, proprio come si sono inventati per il ketchup e la maionese e i loro tubetti da mettere in frigo a testa in giù”. Sento che il consiglio che Giorgio cerca di darci ispirato dalle salse che ci hanno portato al tavolo insieme agli hamburger un giorno dovrò scriverlo da qualche parte per vedere, fissato nero su bianco su un foglio o su un blog come questo, l’effetto che fa. La nuova fidanzata di Giorgio di chiama Perla e per noi è una novità che esista nel genere umano gente in grado di dare ai propri figli nomi così di merda. La mia fidanzata, per dire, si chiama Chiara ed è un nome bellissimo e facciamo cose sceme come entrare al supermercato, comprarci una tavoletta di cioccolato a testa, pagarla e poi consegnarcela reciprocamente con mille smancerie appena passata la cassa come se dovessimo farci un regalo. Entrambi la nascondiamo dietro la schiena, ci diciamo di chiudere gli occhi, poi ce le scambiamo dandoci un bacio e ogni volta ridiamo come se fosse la prima. Con una che si chiama Perla le cose invece potrebbero essere molto più complicate.

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blue whale ti porta al suicidio ma per le discussioni che genera nei gruppi whatsapp dei genitori FATE GIRARE!!1!!1!!!11!

Non c’è molto da dire se non che uno fa di tutto per starsene fuori da tutte le polemiche e poi un innocuo gruppo whatsapp dei genitori auto-costituitosi per la gita di classe dei figli ti tira scemo perché qualcuno condivide a tradimento la catena che sappiamo tutti per mettere gli altri all’erta. La questione è semplice: essere un asso dei social quando uno cerca di evitare la gente come la peste è un controsenso, come quando ho fatto il miglior punteggio al poligono di tiro a militare qualche mese dopo che mi ero rassegnato a partire per il CAR dopo che mi era stata respinta la domanda per l’obiezione di coscienza. Che volete che vi dica.

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correre via da una gabbia arrugginita

Ieri era l’anniversario della morte di Ian Curtis e non mi è venuto in mente fino a quando non ho saputo del suicidio di Chris Cornell. Anzi, nelle prime ore la causa del decesso non era ancora stata provata ma il modo non conta. La gente muore nelle maniere più disparate e le star del rock non sono immuni, questo lo sappiamo dai tempi dei Joy Division, di Bob Marley, dei The Sound e poi dall’esperienza della scomparsa di Bowie. La fama rende eterni nello spirito ma non preserva i nostri corpi, e gli individui conosciuti alle masse per un motivo o per l’altro – sport, musica, politica, scienza, cinema, cultura – sono a rischio come tutti. Ma se pensiamo a quello che è passato alla storia come il grunge c’è poco da stare allegri: Kurt Cobain, Layne Staley, Scott Weiland e ora l’inconfondibile voce dei Soundgarden. Una strage, insomma. Ma non sono né la data né la sfilza di frontman storici degli anni 90 che non sono più tra noi a farmi riflettere.

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e comunque Gilbert Blythe è un figo vero

Le trasposizioni sul piccolo o grande schermo di storie popolari e note hanno il forte limite della presenza di un macroscopico spoiler insito nella trama stessa e la sfida è apprestarsi alla loro visione già sapendo cosa succede e, soprattutto, come va a finire. Pensate a Titanic. Pensate alla Bibbia. Pensate a un film su Aldo Moro. Per fortuna ci sono modi e modi per godersi uno spettacolo, e l’ossessione o il semplice anelito per il coup de théâtre, anche se diffuso, non sono gli unici. Vedreste mai, per esempio, una serie TV sulla storia di “Anna dai capelli rossi”? Se ponete a me questa domanda la risposta è un SI grande come una casa, anzi come la stessa casa dal tetto verde in cui Anna Shirley Cuthbert viene adottata. Quindi, cari amici sottoscrittori di Netflix, mollate tutto quello che state seguendo e dedicatevi a “Chiamatemi Anna” anche se come vanno le cose nelle comunità di Avonlea e Charlottetown lo sappiamo benissimo, avendo seguito tutti quanti da bambini più o meno cresciuti il celeberrimo cartone giapponese.

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stanze note

Questa è una casa in cui c’è musica, quest’altra che vedete a fianco invece è una casa in cui non c’è musica. Anche se non c’è nessuna foto di riferimento è facile distinguerle. Il nucleo che vive nella casa in cui c’è musica ha il sorriso sulle labbra e, a certe latitudini, anche il ritmo nel sangue. Gli altri boh, davvero non so come facciano a vivere. Conoscevo una coppia che aveva rivestito le pareti della sala con una carta che simulava una libreria. Scaffali disegnati fitti di libri ordinati e posizionati con il titolo in bella vista. La cosa mi faceva sorridere perché poi in casa di libri veri ce n’erano ben pochi e so di per certo che non erano, come me, maniaci ossessivi dei prestiti interbibliotecari e a quel tempo vi assicuro che gli e-book non erano nemmeno nell’anticamera del cervello del loro inventore. Ma queste cose oggi non mi stupiscono più di tanto perché sono tanti i modi in cui si può accedere alla cultura.

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cercate di non dare nell’occhio se non potete permettervelo

Posso darvi un consiglio? Ricordatevi di non acquistare capi di abbigliamento troppo originali. Il motivo è semplice: se vi vestite con indumenti che lasciano il segno dovreste averne una bella scorta da alternare il più spesso possibile, perché altrimenti tutti se ne ricordano e se li mettete con continuità fate la figura di chi non si può permettere un ricambio adeguato. Questo lo so bene perché io sono uno di quelli che non si può permettere un ricambio adeguato ma, non per distrarvi dal focus sulla condizione di classe medio-bassa a cui io come voi sono stato tesserato sin da prima di nascere, a mia parziale discolpa posso aggiungere che non mi piace mai niente. Possiedo una maglietta nera con un’illustrazione di Pong (avete presente, vero?) che attira molto l’attenzione di tutti, e visto che ce l’ho sempre addosso (con il caldo è bene cambiarsi con una certa continuità) non avendo a disposizione un guardaroba ricco la frequenza con cui il suo turno si ripropone è sempre più ravvicinata.

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