vi va di salire a vedere il mio nuovo sito?

Non so se avete letto i miei ultimi cosi qui sotto. Se sì, avrete capito che mi sto trasferendo su un sito tutto mio. Ho già caricato tutti i post vecchi, dal primo all’ultimo, continuerò ancora per qualche giorno a pubblicare sia di qui che di là, ma tra un po’ lascerò questo spazio di WordPress e mi troverete solo su www.plus1gmt.it, il sito. A parte questo, non cambierà un belino, come si dice a Genova. Inizio però a salutare tutti i compagni di avventura che postano i loro pensierini su questa straordinaria e potentissima piattaforma che è wordpress.com, con cui è facile seguirsi reciprocamente, e agli amici di WordPress tengo a dire che anche di là ho confermato la fiducia al loro sistema di blogging e creazione siti, davvero eccezionale e facile da implementare. Lo stra-consiglio a chiunque abbia voglia di cimentarsi con la scrittura online.

Quindi niente: aggiornate i vostri feed, cambiate i vostri link, insomma fate tutto quello che dovete fare se vi va di continuare a leggermi e soprattutto tenetevi pronti: prima o poi ci sarà il vernissage. Vi aspetto quindi sul nuovo Alcuni aneddoti dal mio futuro, ditelo anche ai vostri amici.

Annunci

ancora sui fenomeni da baraccone

Hanno fatto tutti la stessa scuola d’arte drammatica, quindi ciascuno ha scelto la sua strada per poi ritrovarsi, anni dopo, con la stessa spossatezza di essere scelti solo per ruoli in linea con il loro aspetto fisico. Gloria, così in miniatura da sembrare affetta da nanismo, ha avuto un picco di celebrità interpretando una specie di fatina in una fiction messicana. Il suo ruolo, se avete visto qualche puntata, è appagante perché le basta un cenno con la testa per cambiare in meglio le situazioni, quegli escamotage tipo “Vita da strega” che i più scambiano per tic riadattati per scopi narrativi. Poi qualcuno del focus group ha fatto notare alla produzione che la sceneggiatura non stava in piedi: una fatina nana, come prima cosa, eserciterebbe un incantesimo su se stessa per dimensionarsi almeno a uno e ottanta, e come dar loro torto, quindi la serie è andata in vacca. Giuliano ha avuto invece problemi seri con la sua schiena così deforme. Con me si lamentava per il fatto che le t-shirt dei gruppi new wave che acquistava su di lui stavano malissimo perché le illustrazioni davanti tendevano sempre a stortarsi e l’effetto era l’opposto di quello voluto. Immaginate le pulsazioni elettromagnetiche di “Unknown Pleasures” che perdono la loro simmetria, mentre per i Depeche Mode poteva anche sembrare verosimile perché ricordo un loro video in cui ci sono degli effetti in cui le riprese sono tutte piegate. Pietro invece ha trovato un impiego da contabile ma oggi è in totale burn-out.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

pacco regalo

Per il suo compleanno, il cinquantanovesimo, a Gianni gli hanno regalato un vero e proprio sogno nel senso che non so come hanno fatto i suoi amici di Facebook ma gli hanno trasmesso una sorpresa nel suo subconscio o quel che l’è, e la sorpresa che gli è comparsa nella mente, mentre dormiva, consisteva praticamente nei Beastie Boys che gli passavano il microfono e lui doveva andare di frista in inglese sui beat di “So What’cha Want”. Sapete poi come funzionano queste cose oniriche in cui c’è sempre qualcosa che rovina tutto a partire dalla sveglia che interrompe l’idillio o il vostro compagno/a che russa proprio sulle frequenze del sogno e i flutti del mare hanno il rumore di un cinghiale che si esprime con un ritmo che ricorda il respiro e l’esperienza svanisce come le lacrime nella pioggia di Blade Runner. Questo nel migliore dei casi, perché nel peggiore vi trovate nudi nel mezzo di un colloquio di lavoro, scendete con la sola forza delle mani dalla facciata di un palazzo di venti piani, vi passa per le armi un plotone di esecuzione delle SS o capite dell’impossibilita del sesso che state esercitando per alcune incongruenze anatomiche con quello che vi ricordate del vostro partner abituale. Che poi Gianni con le parole non se la cava nemmeno bene dal vivo mentre ci dà dentro, come me, con la scrittura.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

i fondamentali

Che cosa avete da insegnare ai vostri ragazzi? È questa la domanda che si pongono reciprocamente miliardi di genitori a ogni latitudine, frutto di riflessioni sull’utilità di ciò che ci si accinge a tramandare. Alcuni sostengono che l’importante sia avere qualcosa da dare, qualsiasi cosa, altri si mettono sin dall’inizio a fornire ai propri pargoli i giusti rudimenti di sopravvivenza, secondo quanto la natura impone ad altre specie animali più bisognose degli sgami per vender cara la pelle o, per lo meno, per mettere sotto i denti il necessario a non diventare la pietanza di qualcuno più in alto nella catena alimentare. Archiviate definitivamente le nostre origini contadine, i ferri del mestiere oggi giacciono desueti in vecchie case di campagna, almeno le poche rimaste al riparo dalle grinfie dei turisti stranieri amanti di quell’Italia bucolica che noi invece mettiamo in secondo piano rispetto a quella che ci impone la tele. Dei nostri nonni sopravvivono solo certe consuetudini trend come gli orti sul balcone e le piante in verticale e chi zappa la terra è visto poco più che un’attrazione da circo, una specie in via di estinzione da presentare ai bambini a scuola nelle giornate dell’eccezionalità, quelle in cui la didattica sconfina nella magia e, in quanto tale, lascia il tempo che trova dopo il bacio della buona notte.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

una bellissima storia internet

La gente crede che Marco sia matto perché ha delle pretese che non stanno né in cielo né in terra e ho provato le conseguenze di questa sua bizzarria sulla mia pelle. Marco ha rincorso per tutta la vita una fidanzata che si chiamasse Anna per tenere fede alla promessa fatta a Lucio Dalla di vivere il più possibile secondo le sue canzoni, questo molto tempo prima che Dalla ci lasciasse e, manco a dirlo, senza che Dalla sapesse nulla di quello che un suo fan volesse fare dell’eredità culturale e sociale dei suoi dischi. Controprova è che tutt’ora che Dalla non c’è più, e che quindi Marco potrebbe anche essere meno rigoroso su questo stile di vita tanto ormai è impossibile che Dalla lo venga a sapere, lui continua senza soluzione di continuità a farsi chiamare Gesù Bambino dalla gente porto o a vedere gente bere a una fontana che non era lui e potremmo andare avanti così per tutta la discografia di Dalla ma la storia verrebbe davvero troppo lunga. Vi prometto che un giorno userò questa storia come spunto per un romanzo, ma lo sapete che il web non perdona con le sue menate sul SEO e sul SEM e sui clic e che bisogna scrivere cose brevi perché gli analfabeti di ritorno si perdono alla quinta riga e che quindi, in questo post, è meglio andare al punto.

E il punto è che a Marco mancava la versione su vinile di “Come è profondo il mare”, e chi più di me sa quanto il non avere la collezione di dischi completa di quel gruppo o quel cantante possa essere frustrante.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

la sicurezza di rientrare a Milano

Kamal ha bevuto abbastanza da vedere le scritte sul display degli orari tutte sfocate, ma quando mi si avvicina per chiedere informazioni sul suo treno non mi sento tranquillo. Poi però gli sorrido perché così sbronzo è buffo, più che pericoloso, e gli rispondo che il treno è lo stesso che aspetto io ma non è ancora indicato il binario di arrivo. Gli chiedo però che cosa ha bevuto e quando mi risponde di amare il chianti alla follia gli faccio notare che, considerata la temperatura e l’umidità dovuta all’ora tarda, non sia la bevanda più indicata.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

leggere emozioni

Sono arrivato al punto del libro in cui lui si inginocchia sul Pont Neuf e chiede alla protagonista di sposarlo proprio nell’esatto momento in cui, chissà quando, me l’ero già immaginato. Un treno regionale diretto verso Lucca, una coppia di colleghi vestiti business casual che parlano di lavoro con un pesante accento toscano, il cellulare nel tascone sinistro dei pantaloni così pieno di novità da dare di continuo quell’effetto che sembra che vibri anche se non è vero, l’equivalente dell’illusione ottica applicato però alla sesto senso che è quello del desiderio, della vita che è un qualcosa dove scivoli con una velocità che non ha eguali in natura, figuriamoci sulle linee ferroviarie secondarie come questa dove, in certe stazioni, il regionale si ferma persino per far passare il suo omologo che viaggia nell’altro senso.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]

ama il prossimo tuo come il tuo cane

L’acqua non bolliva ancora e i Jesus and Mary Chain ci davano dentro con le ultime canzoni del lato A di Psychocandy, un disco che se non fosse stato registrato così volutamente di merda sarebbe ancora oggi un fottuto capolavoro. Su Internet, in una pagina ben precisa che per rispetto dell’autore volutamente non pubblico, qualcuno rielaborava secondo la modernità imposta dal web i cosiddetti dieci comandamenti proprio come il titolo che leggete qui sopra. Secondo il primo di questi dogmi, l’autore sosteneva che gli animali domestici costituiscono il futuro dei social, considerando che già occupano in abbondanza le notizie sui quotidiani online. A me è venuto in mente un episodio che mi era capitato proprio qualche giorno prima e che riguardava il cane Jasper, un tenerissimo golden retrivier che qui vedete portato in braccio dal padrone sulle scale mobili perché il cucciolone ha paura. Da lì ho scoperto che il cane Jasper ha un profilo Instagram con più di 17mila follower (io, per dire ne ho 264) e se vi aggiungete ai fan Instagram come ho fatto io, per provare l’ebbrezza di seguire un cane sui socialcosi, Instagram vi consiglierà migliaia di altri cani provenienti da tutto il mondo confezionati a puntino per portar gloria, clic, pubblicità e sponsor ai loro padroni e alle pagine che li ospitano e finire così allo sbaraglio e alla berlina sul web 2.0, anzi ormai 3.

[CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG DOVE PRESTO MI TRASFERIRÒ CLICCANDO QUI]