il ritorno del secolo breve

C’è un’analisi di Aldo Grasso oggi, sul Corriere, dedicata alla partecipazione di Mario Monti a “Che tempo che fa”, che oltre a ribadire i concetti già di dominio dell’opinione pubblica sui modi da preside, professore eccetera – che, voglio dire, io mi sento più rappresentato da un Presidente del Consiglio che si esprime come un preside rispetto a uno che si esprime come un bidello, senza offesa eh – è altresì ricca di spunti, uno fra tutti la demolizione dell’identità tra politica e tv nata e affermatasi nel corso dell’escalation brutale e volgare del ventennio appena messo da parte, alcuni dicono temporaneamente altri, come i più sperano, definitivamente. E chi parla di tono da prima repubblica non sbaglia affatto, soprattutto nel rimarcare che un conto è lo stile, un conto è la deriva che poi quella classe politica ha intrapreso, con i debiti distinguo. Ma per i fan più accaniti del secolo scorso, io mi metto in prima fila, è tutto Grasso che cola (pessimo gioco di parole). Comunque bentornato novecento, bentornato buon gusto.

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7 pensieri su “il ritorno del secolo breve

  1. E si che pure non scoppiando di gioia all’idea che uno come Monti si trovi lì dov’è adesso, invece che a occuparsi degli affari privati di qualche banchiere, non posso che darti ragione. In attesa di un buon gusto da terzo millennio, accontentiamoci di quello retrò da fine novecento.

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