pagherete tutto

Marco e Stefania – due nomi di fantasia – abitano nel mio stesso quartiere, li conosco per via della scuola, la loro primogenita è stata compagna al nido di mia figlia. Marco fa l’artigiano in proprio, lavori di edilizia di interni come pavimenti e pareti, Stefania per lo più è casalinga e accudisce i tre figli anche se prima di avere il terzo ha ottenuto qualche lavoretto a tempo determinato part time. Marco e Stefania non sono sposati, la scelta dello stato civile dipende ufficialmente dalla loro visione della famiglia, in realtà dalla loro visione dello stare al mondo.

Marco infatti mantiene tutt’ora la propria residenza nella casa in cui ha vissuto prima di incontrare Stefania, un appartamento di edilizia popolare concesso ad un affitto più che irrisorio. Stefania così risulta a tutti gli effetti una ragazza madre, ottenendo benefici sul mantenimento dei figli, sulla loro istruzione, sulla sanità e sui servizi pubblici in genere che altrimenti, visto il reddito del marito, reddito effettivo e non dichiarato, dovrebbe pagare. In questo anonimato civico la sua quota è invece redistribuita sulle nostre tasse. Inutile entrare nei dettagli del reddito di Marco, il quale lavora senza interruzione vista la proliferazione di richieste di interventi di ristrutturazione di interni, ma, almeno fino ad oggi, rigorosamente in nero, consentendo a sé alla sua famiglia un tenore di vita al riparo da problemi. Non si fanno mancare nulla, insomma. Quindi oltre il danno, l’evasione totale recidiva, anche la beffa, contribuenti irregolari che sottraggono risorse alla collettività non avendone diritto.

Ora, a proposito degli efficaci controlli a tappeto incrociati tra Guardia di Finanza, Ispettorato del lavoro e Inps sui commercianti, le comunità come la nostra, quella composta da soggetti fisici involontariamente trasparenti al fisco, attendono un analogo intervento altrettanto efficace nei confronti dell’altra comunità, quella dei soggetti giuridici volontariamente usi al sommerso. Considerando infatti il settore in cui opera Marco, la percentuale di operatori nella mia rete di conoscenze che non si fa scrupolo di danneggiare lo Stato e, di conseguenza, me, credo sia vicina al 100%. E, in tutta onestà, non saprei dirvi se provo maggiore fastidio per i grandi evasori, quelli dei capitali in Svizzera o delle Isole Cayman, o per Marco e Stefania e gli amici loro che dal basso, come un fenomeno carsico, sono stati tra le principali cause dello sgretolamento della stabilità stessa della convivenza civile, facendo venir meno la principale piattaforma su cui essa si appoggia. Sempre che lo si possa dimostare.

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7 pensieri su “pagherete tutto

  1. 3 cose:
    1 – ho anch’io “amici” in questa situazione, un idraulico nella fattispecie, che ha un tenore di vita “cortiniano” con camper – suv – stravacanze – case su case.. è chiaro che io – impiegato e contribuente fedele – non lo veda di buon occhio.
    2 – il dubbio che divora la mia etica, e che mi fa paura, è “cosa farei io nella stessa situazione”. Temo che la risposta sia: evaderei l’evadibile. Magari trovandomi mille giustificazioni e attenuanti
    3 – ergo, non so come, ma non deve essere possibile evadere, per nessuno. E’ triste, ma arrivarci per cultura mi sembra utopistico, almeno in tempi ragionevoli.

    1. ora però non è più tempo, occorre fare quadrato e ragionare in un’ottica collettiva, altrimenti non se ne esce. Da questo punto di vista sono d’accordissimo su avere maggiori controlli fino alla diffusione di una cultura più civile

  2. Io personalmente provo ribrezzo per tutta l’evasione. E’ chiaro che in alcune situazioni è capibile ed, in quest’ultimi casi, lo Stato ha una grande responsabilità.
    Io divento quasi noiosa e antipatica quando chiedo lo scontrino al costo di arrivare al litigio… allo stesso modo divento cattiva quando mi rendo conto che lo stato chiude gli occhi su alcune situazioni da esso create.

  3. sono contrario all’evasione e, come tutti i lavoratori dipendenti, non posso evadere nemmeno uno scudo, anche volendo.
    però esistono distinguo, direi.
    qui da me, a Genova, si è assistito ad un impoverimento rapidissimo nel corso degli ultimi 3 anni, che già eravamo messi male.
    non c’è lavoro, tutto chiude e nulla riapre.
    la forbice tra i Cortiniani e i Poveri Cristi si allarga a dismisura.
    e c’è chi si arrangia con lavoretti, “tappulli” come diciamo noi, anche solo per pagare l’affitto e le bollette, per mangiare, per non essere moroso e quindi sbattuto per strada.
    pensa a chi perde il lavoro a 40-50 anni e non trova niente. ma almeno qualcosa sa fare e con quello prova a campare.
    ecco, mi viene in qualche modo da giustificarli: non hanno scelta. provano a campare.

    1. sono d’accordo con te sui tappulli, ma che non diventi però uno stile di vita. Di certo occorre creare le condizioni afficnhé non ci sia più bisogno di evadere, ma ci si deve anche impegnare dal basso.

  4. siamo realisti: in questo periodo, e per la verità già da parecchi anni, in Italia c’è gente che è riuscita a galleggiare, a tenersi sul filo tra la sussistenza e l’indigenza, grazie ai “tappulli”. facendo enormi sacrifici, tagliando tutto tranne lo stretto necessario. ma almeno vive, paga le bollette e l’affitto e non finisce nel gorgo equitalia.
    non dobbiamo fingere di non vedere queste cose.
    a me dispiace si faccia di tutta l’erba un fascio, che si equiparino ‘sti poveri cristi ai suvvari cortiniani che non hanno mai dichiarato un penny in vita loro.
    voglio fare un distinguo e ci metto la faccia, visto che a questa gente che descrivo ci sono in mezzo. visto che, rispetto a loro, io che arrivo a fine mese sono un privilegiato.
    l’impegno dal basso esiste solo se si intravvede un aiuto. se gli si pone un piede sul viso, diventa difficile.
    è molto importante trovare opportunità per coloro che sono stati espulsi, loro malgrado, dal mercato del lavoro.
    qui mezza città è in cassa. far quadrare i conti con 8/900 euro è dura.
    (per 2 anni, poi a spasso)

    ciao, buona giornata.

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