messo all’angolo

Qui dove c’è una connessione wireless sprotetta è la finestra della stessa camera in cui mio padre è sdraiato nel letto, perso nel suo mondo in cui non esce di casa da mesi, ha difficoltà a camminare, ogni tanto non ricorda le cose, ammette di sentirsi bene solo nel dormiveglia. Il classico mix di senilità e depressione con un po’ di acciacchi dovuti all’età. Mi osserva scrivere qualche considerazione sul fatto che ci vediamo così di rado, la vita e la distanza e quel troppo poco che abbiamo allestito insieme per stare bene insieme da adulti purtroppo non hanno fatto granché al nostro rapporto, la colpa è senz’altro mia e spero che non esista un contrappasso per cui debba subire anche io questo stillicidio dei sentimenti quando sarò vecchio e mia figlia verrà a trovarmi dalla città degli Stati Uniti in cui si sarà trasferita per lavoro. Mi osserva scrivere e non sa che sto scrivendo, non può sapere il perché uno metta tutto sé stesso in questa modalità impersonale tanto che qui ci potrebbe essere chiunque, io o il ragazzo che sta smontando la ruota dalla bici che tiene sul balcone nella casa di fronte, magari la connessione wireless è la sua e allora ti ringrazio. Grazie, posso fermare questo momento in cui mi sento una merda e non c’è speranza di recuperare. Poi mio padre ha un barlume di lucidità e mi chiede cosa sto facendo, gli dico che gli sto scrivendo una lettera, ma per fortuna non capisce, non c’è né la carta né la busta.

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