l’eternauto

Visto così, in fase di sorpasso, sembri una creatura da mitologia post- moderna, un cyborg disegnato per una graphic novel di fantascienza ambientata in un pianeta che è un’autostrada a tre corsie popolata da esseri con la testa umana e il corpo di berlina aziendale. Sempre di corsa, sempre nella corsia più a sinistra, condannati a raggiungere una moglie e un figlio che vivono in un paese di cui non ricordano il nome tantomeno l’uscita dell’autostrada e questo è loro condanna e la loro ricchezza è un Telepass al contrario che quando esaurisce la carica muoiono. Solo che come in qualunque società da che esiste l’uomo ci sono quelli che primeggiano perché sotto hanno meccaniche tedesce o giapponesi e ci sono quelli un po’ sfigati la cui posizione nell’organigramma e conseguente status sociale non prevede nulla di meglio che vettura di marca italiana, anche se in joint venture con la Chrysler quindi non si sa, forse americana o forse ancora torinese. Così lanciato a 160 all’ora, chilometro più chilometro meno perché io faccio i 110 e tu mi hai surclassato, abbiamo avuto solo il tempo di studiarci dai rispettivi abitacoli. Il mio completamente in plastica da vettura entry level francese, quelle che hanno tutti gli interni uguali. Ma per me non è un problema, il mio è solo un habitat provvisorio perché sto guidando la mia famiglia verso un weekend in riviera. Il tuo si vede che è anche il tuo ufficio, hai persino la giacca appesa a una gruccia dietro e da lì fai riunioni, briffi i colleghi, comunichi con i clienti, ti informi e ti rilassi parcheggiandoti temporaneamente fuori da un autogrill, per poi ripartire per il tuo eterno vagare senza andata e senza ritorno e senza un perché. Con la nuca affondata nel poggiatesta dato che è meglio proteggerla dal momento in cui con un colpo di acceleratore ti catapulti nell’iperspazio e conviene mettere al riparo dal contraccolpo tutto il tuo know how che hai racchiuso lì e che consiste nel saper vendere bene e saperlo fare ovunque, indipendentemente dal prodotto da piazzare. Tutto questo in un tempo che poi sono i pochi secondi in cui mi superi; è venerdì sera e come ogni fine settimana tu imboccherai il prossimo svincolo a caso, oltrepasserai il casello con la conseguente riduzione di credito-vita e continuerai la ricerca di casa tua dove hai qualcuno che attende il tuo rientro, che ancora una volta non sarà nemmeno quella e quindi via, di nuovo in autostrada, di nuovo in corsia di sorpasso.

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