piccola storia imu

Pioveva, ero triste, ero bollito dopo una mattinata frenetica in ufficio e mi stavo recando in auto dall’altra parte della città, presso lo studio di un fornitore in cui avrei dovuto trascorrere un pomeriggio di lavoro altrettanto snervante. La direttrice da percorrere prevedeva il transito nei pressi di casa mia, avevo mezz’ora di anticipo per l’incontro ed era più o meno l’ora di pranzo. Potevo fermarmi nel primo autogrill sulla strada e farmi fare un panino. Potevo uscire dalla tangenziale e attraversare il centro del paese, sicuramente una panetteria aperta dove acquistare un pezzo di pizza per riempire lo stomaco al volo l’avrei trovata. Poi l’illuminazione. Gli avanzi della cena della sera precedente nel frigo, la possibilità di pranzare con qualcosa di più sano di un pasto cucinato in serie, una manciata di euro risparmiati da una spesa superflua. Non ci ho pensato due volte, ho messo la freccia e mi sono diretto verso la mia abitazione. Il tempo impiegato sarebbe stato lo stesso. Il paese dormitorio era deserto, ho parcheggiato in strada e percorso in tutta fretta quei pochi metri che mi separavano dal cancello, riparandomi sotto l’ombrello Ikea che è quello che mi è durato più tempo di tutti. Sono entrato, ho dato due mandate alla porta, avevo poco più di dieci minuti. Non mi sono nemmeno tolto le scarpe, e per non sporcare troppo sono rimasto nei pochi metri quadrati tra l’ingresso, il frigo, il microonde. Mi sono messo a mangiare in piedi, ma non mi sono sentito a disagio. Non mi sono sentito nemmeno di fretta. Da lì si vedono quasi tutte le stanze. La casa era vuota, pochissima luce visto il tempaccio là fuori, i gatti hanno fatto capolino per assistere all’evento straordinario. Qualcuno che è presente in un giorno feriale, alle due del pomeriggio, in cucina. Mentre consumavo quel poco rimasto dalla cena della sera prima mi sono guardato intorno e nel silenzio ho pensato quanto fosse bello avere una casa propria. Da dove nasca il desiderio, a una certa età, di avere un luogo unico in cui raccogliere le proprie cose, le persone importanti, la propria vita. Da dove venga il  bisogno del possesso e della proprietà privata. Quanto sia un privilegio e quanto sia difficile da ottenere, voglio dire che se come me non siete ricchi, quelle quattro mura ve le siete pagate con il vostro lavoro. E quanto sia insostenibile, a volte, capire perché nella propria casa siamo costretti a starci così poco, la maggior parte della nostra esistenza la passiamo altrove. Ecco perché poi alla fine devi pagarci le tasse su, anche se è una catapecchia è il concetto in sé che è un vero lusso.

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