solchi profondi

Il nostro universo sonoro, a fianco delle hit personali, quelle che ci portiamo appresso per tutta la vita, è anche pregno delle code delle canzoni che le precedono. Questo se siete cresciuti a 33 giri come me. Chi non ha mai acquistato 45 giri perché non ha mai creduto nel possesso della canzone in sé, ha sviluppato un approccio che poi si è rimodellato con la diffusione del download o nel procedimento di acquisizione musicale nell’epoca della dematerializzazione. In poche parole, se mi piace un pezzo devo avere tutto l’album, non accetto mezze misure. Poi c’è il momento in cui voglio ascoltare il singolo riempipista (che termine desueto, mi faceva notare una collega di dieci anni tondi tondi più giovane di me che probabilmente non ha mai visto Piccolo Slam o Disco Ring) e oggi basta digitare il nome nel campo con la lente d’ingrandimento, un doppio clic e si è già nel pezzo. Con gli ellepi le cose vanno un po’ diversamente, e uso il tempo presente perché, come potete immaginare, oggi il loro rifiorire mi ha donato una seconda giovinezza musicale. Posizionare la puntina esattamente perpendicolare la solco largo che indica l’inizio della canzone che vogliamo ascoltare non è così facile, e piuttosto che rischiare di mancare l’incipit è meglio posizionarsi con un po’ di margine. Per questo anni di ascolti mirati ci hanno portato a unioni indissolubili tra brani, il finale di uno che è legato indissolubilmente all’inizio del successivo e magari il pezzo di cui conosciamo più le note conclusive è anche un bel pezzo che però per noi ricopre il ruolo di anticamera del piacere.

Così è la coda di cori marziali di “Darkness before dawn”, traccia 2 di Night time dei Killing Joke, che precede l’epica “Love like blood”. Così il cluster di tastiere che chiude “Closedown”, il pezzo dei The Cure che precede la struggente “Love song” in Disintegration. O l’accordo sghimbescio di chitarra con cui da “Trafitto” i CCCP ci lasciano in attesa della punkosissima “Valium Tavor Serenase” in “Affinità e divergenze”. O il cambio di marcia tra “Resistance” e “Unwritten Law” in “Jeopardy” dei The Sound. Questo ci insegna che i pezzi che ci piacciono di più vanno in coppia anzi in trio, che li precede qualcosa e che anticipano qualcos’altro e non fate i sofisti che lo so che possono essere anche la prima traccia o l’ultima di una facciata. Ma è bello pensare che ci siano armonie, cadenze, echi che ci avvisano della loro imminenza e che li annunciano come si annuncia sul palco la stella dello spettacolo.

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