selezione all’ingresso

Ruggero è stato molto carino a raccogliere il mio invito e, soprattutto, a resistere fino alla fine del concerto. Mi affretto subito a salutarlo appena scendo dal palco. Lui è seduto su uno di quei trespoli scomodi da bevitore assiduo al bancone e, mentre mi avvicino, mi fa l’inequivocabile gesto premendo il polpastrello del pollice poco sotto la fronte, in mezzo alle sopracciglia, che sta a significare che in giro c’è l’iraniana. Non ci siamo mai chiariti su questo fatto che sono le donne indiane principalmente a portare il bindi, ma l’importante tra amici è capirsi malgrado gli svarioni culturali di un certo lessico frutto della confidenza.

Esco fuori dal locale a cercarla e, come pensavo, la vedo lì a sorseggiare una consumazione dai colori tipicamente femminili fumando una sigaretta senza filtro e scambiando qualche parola con la fidanzata del mio amico che è così glabro da non credere e che, poco più in là, sta commiserando la sua cagna vecchissima che piscia senza pudore in mezzo alla gente. Riesco ad attirare in un modo palesemente interessato l’iraniana in uno spazio tutto per me e riprendo la conversazione da dove l’avevamo lasciata la settimana prima, quando prendeva amorevolmente in giro il mio compagno di sbronze che non si reggeva in piedi.

L’iraniana è all’ultimo anno di farmacia e guida un’Harley Davidson che costa un occhio della testa. Scopro che ha bisogno di contatti accademici di cui ho l’esclusiva, così ne approfitto per scriverle su un flyer di un evento scaduto abbandonato su un tavolino di plastica dozzinale il mio numero di telefono. Mi ringrazia ma poi vedo con la coda dell’occhio che lo accartoccia e lo getta via senza tanti complimenti così, senza nemmeno avvisarla, tanto di sicuro non si offende per la scortesia, decido di avviarmi a recuperare il furgone per caricare gli strumenti dal retro.

Un tizio brizzolato mi chiede l’ora ma gli confido che proprio prima di salire sul palco mi sono accorto che la batteria al litio dell’orologio ha tirato le cuoia. Il brizzolato non coglie la coincidenza ma si vede che non siamo in sintonia in fatto di umorismo, oppure ha davvero bisogno di sapere quell’informazione. Non sta particolarmente dritto con la schiena e la camicia fuori dai pantaloni rivela uno stomaco da bevitore e diverse rilassatezze che traboccano sopra la cintura. Penso però che malgrado il declino fisico abbia altre qualità perché l’iraniana lo prende sottobraccio e gli fa assaggiare il beverone ormai a metà.

La morale è che ognuno prende la qualità che gli è toccata in sorte e ne fa la cosa più importante del mondo, in questo siamo unici in natura. Voglio dire, non è che mentre un branco di animali cacciatori sta fuori a procacciarsi il cibo ci sono quelli un po’ sfigati nelle retrovie o che curano la logistica del magazzino o che cercano in Internet la ricetta migliore per cucinare la preda che i cacciatori porteranno a casa o che ti intrattengono con la musica di sottofondo mentre sei a cena. La carne cruda si mangia sul posto e quelli che non partecipano alla battuta di caccia – perché sono malati, o vecchi, o hanno qualche problema fisico o anche solo lo spleen – alla fine muoiono di fame. Non sono un etologo ma credo che più o meno funzioni così. Noi ci siamo inventati questa cosa del lavoro intellettuale che, detto fra noi, non serve a un cazzo e ti fa ricorrere a esemplari alfa dotati di trapano e pennellesse ogni volta che devi fare qualcosa in casa che non sei capace, pagandoli peraltro fior di quattrini. Forse è per questo che ci sono razze più prestanti, in cui la dura legge della natura ha selezionato solo i più forti per la continuazione della specie, e altre un po’ più hipster.

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