pratiche scritte di igiene orale

Una volta, cercando qualche tutorial per insegnare correttamente a mia figlia a lavarsi i denti, mi sono imbattuto in un dentista probabilmente più sadico della media che insisteva sul fatto che ci si accorge di fare un lavoro corretto con lo spazzolino solo quando le gengive iniziano a sanguinare. È la procedura più efficace? A lungo andare ti si infiamma tutto e devi ricorrere alle cure magari dello stesso dentista che ha prodotto il video tutorial? Il sorriso è importante e, modestia a parte, è il mio cavallo di battaglia. Sorrido quando incrocio persone che conosco così così e non so se sia il caso di salutare o meno, così sorrido senza dire nulla che è lo stesso saluto che sfoggio in tutti i casi dubbi. Poco fa mi sono preparato a scendere dal treno alzandomi dal sedile contemporaneamente a una ragazza delle superiori seduta di fronte. Stavamo per darci una capocciata, o per i maliziosi mi sono trovato con la faccia a pochi centimetri dal suo anello bovino al naso. Niente di meglio di un sorriso per sdrammatizzare la coincidenza ed è quanto più adatto tra persone appartenenti a fasce di età che non si considerano reciprocamente. Ci sono fasi della vita in cui non si prova il minimo interesse per i rappresentanti di altre fasi della vita, ed è un po’ così tra i diciassettenni o giù di lì e i cinquantenni. Troppo diversi, troppo distanti. Io gli sorrido come sorrido ai colleghi quando li incontro in corridoio e non è il caso di salutarsi perché ci siamo salutati già prima. Stesso discorso quando incontro più volte gente che come me corre lungo un circuito. Ci si dice ciao o ci si fa qualche saluto cool al primo giro, poi ci si sorride al secondo, dopodiché ogni strascico è imbarazzante. E a furia di sorridere mi sono convinto di avere un sorriso che convince. Ho persino qualche estimatore del mio sorriso, che quando mi incontra si rallegra del fatto che sorridendo gli metto buon umore anche se il sorriso l’ho usato come standard per infondere con un’espressione di convenienza la sicurezza che va tutto bene. Ho sviluppato quindi un vero e proprio culto del mio sorriso tanto che ho partecipato a una bella iniziativa di un artista locale che ha riprodotto con un calco di gesso un centinaio di volti di abitanti del paese in cui vivo tra cui il mio. Se visitate il parco dietro al Municipio, vedrete un muro ricoperto da facce sorridenti messe tutte in fila tipo trofei di caccia, tra cui la mia. Con il mio nome vero, eh, ma tanto lo sapete come mi chiamo nella realtà. L’artista, il giorno dell’inaugurazione, mi ha preso da parte e mi ha persino detto che il mio, di sorriso, è quello venuto meglio e quello che gli ha dato maggiore soddisfazione. Ci credo, volevo rispondergli, con tutto l’allenamento che faccio è il minimo che mi si possa riconoscere.

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