la situazione dei mercati

Se già prima di Expo 2015 il cibo era centrale in una società come la nostra che ha, tra i colori della bandiera nazionale, il pomodoro con la mozzarella e il basilico della pizza, nel tripudio dell’offerta enogastronomica da qui a ottobre davvero si rischia l’indigestione. In teoria una manifestazione come Expo dovrebbe fornire una visione alternativa alle cucine da incubo, ai masterchef e tutta la fuffa televisiva dietro ai fornelli che occupa l’agenda delle conversazioni degli italiani degli ultimi anni, in un momento in cui davvero c’è un botto di persone che si procura i generi alimentari nei discount di periferia se non rivolgersi alle numerose opere di questo o quel santo che preparano pasti solidali, prima che equi. Poi vedi le pubblicità relative a Expo con diversi brand del cibo industriale che, notoriamente, i gastro-snob schifano da tempi non sospetti e ti accorgi che, ancora una volta, abbiamo perso un’occasione. Chiaro che se non chiami gli sponsor che hanno le possibilità economiche è difficile che il contadino a chilometro zero che ti vende gli ortaggi coltivati nel fazzoletto di terra sotto i piloni della tangenziale metta i soldi per far girare baracca e padiglioni, però insomma, tutti speravamo in contenuti più consoni al tipo di manifestazione.

In quest’orgia di proteine, carboidrati e grassi di ogni fattezza, a Milano la parola d’ordine di questa estate è #streetfood, la naturale evoluzione di concetti come #porchettaro #zozzone e #bettolino a seconda della latitudine in cui, crescendo, siete stati abituati a servirvi in momenti cui era necessario rifocillarsi senza l’impegno di pagare anche il coperto. Provate a spulciare qualunque sito di eventi e manifestazioni, ma anche le numerose iniziative a cui cani e porci vi invitano tramite Facebook, e state certi che la parola d’ordine #streetfood sarà in rilievo per farvi venire l’acquolina in bocca.

Io che sono un italiano mediamente snob quanto voi sono caduto nell’irresistibile tentazione di partecipare durante il weekend appena trascorso a un paio delle tante iniziative collaterali al tema di nutrire il pianeta di questa Milano da bere e mangiare per strada. Il Mercato Metropolitano, ubicato a ridosso della stazione di Porta Genova, si è rivelata una bella esperienza. Sabato – il clima era perfetto – c’era gente di tutti i tipi famiglie al completo comprese. La scelta è ampia e va dalla burgheria al fritto di pesce fino al giapponese, le panelle e la pizza con la pasta madre, un nome che ne mette in risalto tutta la sua sacralità. Poi birra artigianale e possibilità di acquistare prodotti in una specie di market-gioielleria. Già, non è proprio a buon prezzo. Si respira comunque un’atmosfera europea e per certi dettagli e la cura dell’insieme non sembra nemmeno di essere in Italia.

Domenica invece ho preso una cantonata. A Lambrate si è tenuto l’East Market ma l’errore è stato mio perché non ho letto bene. Consultando il programma graficamente molto azzeccato, con la foto di due ragazzetti accaldati che si fanno la doccia con lo spruzzo degli idranti in strada in una città statunitense, dopo la parola #streetfood ho iniziato a salivare e non ho capito che di bancarelle e produttori bio-qualcosa invece non c’era nemmeno l’ombra. Solo venditori di quella roba vintage usata che costa un occhio della testa a partire dai vinili. Io sono dell’idea che comprare dai rigattieri abbia senso se fai un affare. Quando la merce di seconda mano – dischi compresi – ha prezzi da boutique è chiaro che ti stai prendendo una sòla, per non dire un’inculata. L’East Market, comunque, non è permanente come il Mercato Metropolitano ed è prevalentemente frequentato da inutili giovani d’oggi con la barba e ragazze tatuate, ed è per questo che per quelli di mezza età come me è meglio evitare. Ma anche in questo caso i prezzi dello #streetfood sono più alti che medi. Qualità buona, non discuto, ma allora mi tengo il mio #porchettaro, #zozzone o #bettolino che, tra l’altro, sono molto meno di moda. Anzi, se posso scegliere, mi preparo una pasta a casa ed esco dopo già mangiato.

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