qualche migliaio di euro in più non ti cambia la vita

Da come me l’ha raccontata, la telefonata dell’avvocato di zia Giulia dev’essere stata come uno di quegli eventi inaspettati che cambiano la vita ai protagonisti dei romanzi e dei film, come le trovate degli autori e dei sceneggiatori per giustificare le esistenze condotte senza affanni dei personaggi delle loro storie perché, altrimenti, la narrazione del quotidiano di gente alle prese con ordinari problemi di sussistenza al lettore o allo spettatore rompe i maroni.

Ma prima di mollare il posto da precaria e godersi quei due o tre anni di miglioramento personale che l’eredità della prozia paterna gli consente, Anna ha promesso all’ingegnere di accompagnarlo ad acquistare la pianola con l’arrangiatore automatico, così la chiama il suo diretto responsabile. L’ingegnere e Anna si conoscono dall’azienda precedente in cui lavoravano entrambi sempre con la stessa posizione subalterna nell’organigramma, con lui supervisore di lei. L’ingegnere però ha esercitato la sua autorità con modi poco costruttivi sin da allora; sposato con figli ma palesemente gay non dichiarato ha sempre utilizzato la sua posizione per controllare i riporti generando tensioni tra di loro in una versione di provincia della strategia “dividi et impera”. Anna, che è molto brava nelle cose che fa, si era stufata dell’ambiente ostile e aveva accettato una proposta interessante della principale azienda concorrente a cui però, tempo nemmeno un semestre, come una maledizione era approdato anche l’ingegnere, ancora come senior di Anna.

L’unica cosa diversa ora è che ad Anna è morto il papà e che quindi nella tabaccheria di famiglia ci sarebbe bisogno del suo aiuto, anche se non sembra un problema urgente. Anna vorrebbe continuare con il suo lavoro e magari fare carriera, malgrado l’ingegnere e la sua presenza che lei vive come una persecuzione, ma tutto sommato dare le dimissioni e gestire il negozio con sua mamma e sua sorella costituisce una via d’uscita mica male. La piccola eredità di Zia Giulia poi è stata la ciliegina sulla torta, a volte il lutto lascia liberi degli spazi che con gli affetti nemmeno ci immaginiamo.

Anna mi diceva che a casa bevevano tutti tantissimo latte, una specie di abitudine famigliare. Non so nemmeno se faccia bene alle persone adulte consumarne in quantità eccessive, indipendentemente dalle intolleranze che non sono così poco frequenti. Ma anche l’ingegnere ha una stranezza tutta sua. È appassionato di musica melodica e si diletta a strimpellare quelle tastiere elettroniche dotate di sistemi di accompagnamento programmato per stili che ti consentono di suonare basi musicali complete in tempo reale (con batteria, linee di basso, archi eccetera) e di cantarci sopra con quella sensazione volatile di completezza artificiale che certe sensibilità elementari come la sua confondono con l’estro. Anna ha una certa dimestichezza con quel genere di strumenti semiprofessionali perché suo papà si è divertito con passione per anni a intrattenere amici e parenti dopo i pranzi delle ricorrenze in una specie di karaoke famigliare. L’ingegnere così le ha chiesto una consulenza su un nuovo modello di pianola con l’arrangiatore automatico e Anna, che quella marca di tastiere la conosce molto bene, si è offerta malgrado il rapporto teso con il suo superiore di dare il suo parere all’acquisto.

Così il giorno prima dell’ultimo giorno di lavoro di Anna, che sarà probabilmente il penultimo della sua vita con l’ingegnere come suo diretto responsabile, si trova con lui dopo l’orario di ufficio al negozio di strumenti musicali dove Anna sta per confermare all’ingegnere che sì, quella pianola è un ottimo strumento in grado di rispondere alle sue velleità artistiche. L’ingegnere prima la prova suonando una hit di Madonna, ovviamente non la canta lui ma riproduce con un timbro di sax sintetico una strofa e il ritornello. Il negoziante e un paio di clienti si avvicinano ad ascoltare, e Anna ne approfitta per pensare se esiste al mondo un posto di lavoro, ma anche una città in cui vivere dove ci sia la possibilità di conoscere e frequentare persone meno semplici di così.

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