nord chiama sud

Mia figlia, che per la prima volta nella sua – e di conseguenza mia – vita si trova in Scozia per un paio di settimane full immersion di lingua inglese, al telefono mi dice che sta grandinando. Potrebbe trattarsi di un dettaglio che va a finire immediatamente nel contenitore in cui giacciono alla rinfusa tutte le cose che dal sud del mondo desideriamo del nord e viceversa. Orde di gente dalla pelle trasparente che firma carte false pur di riempirsi di eczemi con quello che rimane del clima mediterraneo da una parte versus qualche sparuto romantico dalla pelle olivastra, certo lascito di qualche infiltrazione saracena avvenuta senza andare tanto per il sottile nei confronti di qualche mia antenata in qualche secolo addietro, che sogna la gioia della malinconia perpetua dovuta a condizioni meteo generose in quanto a variabilità. Proprio come in Scozia e comunque a quelle latitudini lì. Mentre ogni anno in estate qualche burlone aumenta di una tacca il manopolone della temperatura media in posti già poco accoglienti per afa e zanzare come la pianura intitolata al dio Po, il canale diretto tra settentrione e meridione dell’Europa si ravviva di scambi di genere umano e, in via del tutto eccezionale, quest’anno anche di un vivace battibecco su chi debba pagare cosa o quanto non restituire a certi Paesi a quanto si dice poco virtuosi ma, di certo, con un senso della democrazia piuttosto sviluppato. C’è chi sostiene che chi non ha voglia di lavorare per il caldo passa il tempo un po’ come preferisce. Sta di fatto che, referendum o no, noi europei siamo una cosa unica checché se ne dica. Una faccia una razza ma non ditelo a quelli alti e biondi e civili del nord che a noi, sbruciacchiati in questa enorme terronia canicolare, non ci vuole proprio copiare nessuno. E invece chi la pensa così sbaglia di grosso. C’è un cantante producer e chissà cosa norvegese, un certo Erlend Øye e si, avete ragione, è proprio la metà dei Kings of Convenience, che si è dilettato a interpretare “Estate” di Bruno Martino, uno dei brani più invernali di tema estivo e infatti spesso equivocato. L’estate di Bruno Martino infatti finisce ancora prima di iniziare, annegata nel dolore esistenziale. Erlend Øye lo ha capito molto più di noi, a dimostrazione che il ponte tra nord e sud è sempre frequentatissimo in un senso e che, in cambio, siamo pronti con i bagagli in mano per emigrare in posti più civilizzati. Almeno più operosi perché fa più fresco e, talvolta, grandina.

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