alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 24.07.15

DUDE MAG, “I peggiori nomi originali delle band famose (e altre storie)”: Scegliere un nome fico per il proprio gruppo è talmente importante che a volte saper suonare diventa quasi una seccante formalità. Un gruppo Rock con un nome patetico difficilmente produrrà musica considerata buona: ed è qui che entrano in gioco quei furbacchioni delle etichette discografiche. Pensate che se Simon and Garfunkel avessero continuato a chiamarsi Tom & Jerry staremmo ancora qui a parlare di loro? Stesso discorso per i Pearl Jam (ex Mookie Blaylock) e Radiohead (il cui primo nome era On a Friday).

Linkiesta, “Ha scritto 6mila lettere e 260 discorsi. Il duro mestiere di Laura Boldrini”: Gli uffici di Montecitorio hanno da poco pubblicato un curioso prospetto sull’attività istituzionale della Presidente. Un omaggio statistico, che racconta ventotto mesi alla guida del Palazzo snocciolando dati e cifre. Al netto della demagogia e dell’antipolitica, finalmente ognuno può farsi l’idea che preferisce. Del resto, come diceva Platone, «sono i numeri a governare il mondo».

squonk, “Cold case”: Il problema sta nella nostra ossessione pavloviana per la pena, e in particolare per il carcere: ma se fossimo capaci di distinguere le due cose, l’accertamento della verità processuale e la pena in una delle sue molteplici forme, se fossimo capaci di distinguerle al punto da accettare serenamente che non è la pena la cosa più importante, che ci sono situazioni nelle quali la pena può anche non essere comminata e non per questo bisogna sentirsi tristi o arrabbiati o ingannati, se fossimo capaci di questo non ci sarebbe bisogno della prescrizione, non ci sarebbe bisogno di perpetrare la vera ingiustizia, che è quella del rinunciare a sapere e a inquadrare le cose nei limiti variabili che determinano per una società che cosa è giusto e che cosa non lo è.

where the hell are my pills, “[30]”: Bisogna provare ogni tanto a stare da soli. Non soli senza nessuno intorno ma soli senza conoscenti vicino. Senza facce amiche o voci rassicuranti. Ti scrolli le certezze di dosso per ritrovarti senza punti di riferimento e provi ad orientarti. Un po’ meno di una sfida, un po’ di più, molto, del “solito”. Potresti scoprire di essere bravo, di essere capace di stare nel mezzo delle cose. L’allenamento conta.

formamentis, “L’epoca senza qualità”: Giacevano già da qualche tempo, irrisolte, questioni della massima importanza riguardanti i destini della nazione. Per la verità qualcosa era stato fatto ma sempre frettolosamente e senza seguire un piano preciso, incalzati dall’urgenza e sotto il ricatto dell’improrogabilità.

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