portarsi un muro di Berlino e una valigia di pregiudizi in vacanza

Quest’anno in campeggio ho da una parte una famiglia che cita Hobsbawn a cena, almeno così mi è parso di capire. Erano in tanti a tavola e di fianco un porcellino ormai privo di vita ruotava su se stesso nel rituale quanto macabro processo di rivoluzione con cui ogni anno migliaia di piccoli suini vengono immolati al dio turismo che, in Sardegna, è più di un’occasione da non sprecare. Erano in tanti a tavola, una numerosa famiglia di Cagliari con amici e parenti e a noi, in tre e fieri della nostra Insalatissima, non è sfuggito il richiamo all’autore de “Il secolo breve” ma non escludo che possiamo aver capito male. Mi piacerebbe elencare i dieci termini conviviali che hanno un’assonanza con Hobsbawn ma, così sui due piedi, non mi viene in mente nulla.

Dall’altra invece c’è un campeggiatore solitario che è già un paio di notti che urla nel sonno un nome che inizia con “Gu” ma che non si riesce a capire il resto. Dovremmo provare a stare svegli e aspettare un nuovo incubo perché, quando è qualcuno che grida a toglierti il sonno, apri gli occhi sulla coda dell’urlo e non sai distinguere la componente onirica da quella reale. Il campeggiatore solitario sfoggia una bandiera di Bob Marley all’ingresso della piazzola come manifesto di intenti. Ci aspettavamo chissà che cosa, festini a base di reggae e fumi e profumi inequivocabili e invece, al momento, solo spaventi da brutti sogni.
I tedeschi invece, probabilmente sull’onda della situazione internazionale, quest’estate fanno la guerra agli italiani. Sono sempre belli, in forma, ricchi e attrezzatissimi, ma si vede che sono tornati a pensare di essere i padroni del mondo. Sono arrivate due famiglie che ci hanno eretto un muro di Berlino con le loro gigantesche roulotte davanti, un comportamento disdicevole in questo campeggio perché la buona consuetudine impone di non togliere la vista del mare agli occupanti delle piazzole più interne, posizionando camper, roulotte e tende perpendicolarmente rispetto alla spiaggia. Questi poi sono arrivati e hanno letteralmente cacciato via la famiglia italiana che stava per lasciare la piazzola ma stava ancora pranzando. Come potete vedere, si tratta di un’efficace metafora dell’approccio tedesco nei confronti dell’Europa del sud. La famiglia italiana doveva lasciar libera la piazzola entro le tredici ma alle quattordici erano ancora a tavola, mentre i tedeschi dovevano subentrare non prima delle quindici e si sono messi lì a guardare gli italiani a pranzo mettendogli fretta. Il problema è che è l’approccio stesso dei proprietari del campeggio a essere diverso nei confronti degli italiani e dei tedeschi. Io parteggio per i tedeschi, l’ho sostenuto più volte, ma resta il fatto che non hanno pagato abbastanza per quello che hanno combinato in Italia settant’anni fa. E il caso ha voluto che mia figlia abbia scelto di leggere “Se questo è un uomo / La tregua” proprio per queste vacanze estive in campeggio. La vedo studiare i tedeschi con il suo metro di giudizio da undicenne. La sento persino dire nazisti di merda.

Ma anche a me, quando assisto a certi soprusi dei tedeschi nei confronti di noi italiani ritardatari e abituati a non rispettare le regole, mi viene voglia di mostrare loro il libro di Primo Levi con rabbia. Mi vien voglia di dirgli guardate qui, non ne avete ancora abbastanza di voler imporre il vostro modello sociale e politico? Il paradosso è che mia figlia, nella sua copia di “Se questo è un uomo / La tregua”, usa come segnalibro una foto della Fernsehturm che va bene che è un’effigie di una Germania che non c’è più ma è pur sempre anche uno dei simboli della riunificazione e della forza di una nazione che, in nemmeno in mezzo secolo, è tornata una delle più forti – e spregiudicate – potenze mondiali. E chissà le famiglie che hanno eretto il muro di roulotte qui davanti che giudizo potrebbero farsi di noi se da una parte siamo fortemente critici verso il loro comportamento ma poi, alla fine, non vediamo l’ora di tornare in vacanza a Berlino a respirare un altro po’ di Europa e di senso civico.

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11 pensieri su “portarsi un muro di Berlino e una valigia di pregiudizi in vacanza

  1. Va beh, io sono stata campeggiatrice per anni quando vivevo sull’isola e devo ammettere che durante il campeggio tiro fuori la parte più intollerante di me. Se mi copri la vista al mare te lo vengo a dire e te lo spiego in tutte le lingue che conosco, fino a che non sposti il caravan. Maleducati. Io parteggio per il campeggiatore solitario, magari ha bisogno di fare quattro chiacchiere di giorno per evitare i brutti sogni la notte?

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