figli di Annibale

Non ho mai visto mio padre abbronzato in vita mia e il motivo è perché non credo sia mai stato al mare in vita sua. Mio papà era un campagnolo dell’appennino ligure diventato cittadino rivierasco ma con la tendenza a tornare sui monti non appena ne aveva la possibilità. Questa diffidenza per il mare un po’ l’ha trasferita anche a me considerando che le prime vacanze sulla spiaggia me le sono fatte quando ho iniziato ad essere indipendente, e potete immaginare come sono bravo a nuotare. A lui invece proprio non piaceva ed è per questo che al massimo diventava un po’ rosso in faccia, sul collo e sulle braccia, le parti lasciate nude dalla canottiera che indossava per badare al suo orto, innaffiare, controllare che andasse tutto bene. Ma per la maggior parte della sua vita è stato un impiegato bianchissimo a presidiare il suo ufficio da contabile. Ho invece delle foto di mio nonno, il padre di mio papà, che sembra di un colorito olivastro. Lui sì che era un contadino a tutti gli effetti riciclatosi in muratore dopo la guerra, quando stare in campagna non sembrava la cosa migliore e in molti si trasferivano in città a ricostruire l’Italia. Il tono della sua pelle forse era proprio dovuto alla quantità di tempo passata all’aria aperta. Ho visto altre foto d’epoca con persone del paese dell’appennino di mio nonno, non erano pochi a essere così bruciati dal sole. Avete presente l’abbronzatura che hanno certi italiani, quel colore che sembra carne alla brace? Io per tirarmela un po’ dico che è tutta colpa dei saraceni che, nelle loro numerose incursioni in Liguria, devono aver sicuramente mescolato la pigmentazione della loro epidermide con la nostra. Sono in molti a invidiarmi per il fatto di diventare scurissimo dopo appena quindici giorni di mare in Sardegna. Una volta ci tenevo, ora con tutto quello che si dice sui rischi dei raggi solari cerco di stare all’ombra più che posso, mi riempio di creme a protezione elevata ma comunque alla fine il risultato non cambia.

Così mi chiedo che cosa ne direbbe mio padre del fatto che ho saltato un grado di parentela per trovare una spiegazione a questa curiosità e del perché, tutto sommato, pur avendo paura del mare aperto e nuotando peggio di una pietra, starei ore a osservare la massa d’acqua che ho davanti ora e a chiedermi perché ci piace così tanto il suo contatto. Siamo fatti d’acqua, dicono, ne sprecheremmo a ettolitri solo per farci massaggiare sotto la doccia, io per primo non mi stancherei mai di berne a quantità fin troppo superiori rispetto alla necessità, e chissà che cosa, papà, ti teneva così lontano dall’elemento che probabilmente è quello che ci somiglia di più.

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