che bella canzone

“Che bella canzone” è un giudizio affrettato che si esprime verso composizioni musicali che si valutano positivamente con la pancia lì per lì ma delle quali non se ne apprezza in toto l’autore se non che per quel caso specifico e tantomeno se ne condividono la genesi e gli scopi, solitamente riconducibili alla categoria del fare soldi o del fare dire agli ascoltatori casuali giudizi sommari come “che bella canzone”. Una tesi che vi dimostrerò per assurdo: se siete fan dei Police, per esempio, direste mai “che bella canzone” sulla coda che sfuma di “Roxanne”? Chiaro che si tratta oggettivamente di una bella canzone, ma i Police sono i Police e se ne apprezza l’opera omnia, pur con i suoi alti e bassi. Ma “Roxanne” resta un dato di fatto. Direste mai che “Once in a lifetime” è una bella canzone? Stesso discorso di prima in quanto si tratta di un brano da ascoltarsi all’interno di un contesto di tutta la produzione dei Talking Heads in quanto gruppo fondamentale nella comprensione della musica moderna nonché facente parte dei cinque mostri sacri del mio pantheon musicale (insieme a Bowie, Genesis con Peter Gabriel, The Cure e appunto i Police).

Risulta facile invece esclamare “che bella canzone” alla radio perché la radio resta il mezzo che vanta un genere specifico tutto per sé che è quello dei radio edit, appunto, una sotto-categoria dei singoli che comprende non solo i singoli (come potrebbero essere “Roxanne” o “Once in a lifetime”) ma anche i singoli one shot, brani pubblicati da interpreti o autori che non hanno una storia, saturano il mercato della musica usa e getta, vendono qualche milione di copie o fanno qualche miliardo di clic su youtube con un pezzaccio ma non hanno velleità alcuna di dare continuità alla loro vena artistica. Non mi riferisco necessariamente ai tormentoni perché quasi mai, al cospetto di un tormentone, ci viene da dire “che bella canzone”, piuttosto a certi pezzi riusciti ma avulsi da un progetto e concepiti da gente che poi, in tutta la carriera, a malapena riesce a mettere insieme abbastanza composizioni da fare un the best of o addirittura da permettersi concerti dal vivo in autonomia.

E ho pensato alla categoria musicale riconducibile a un giudizio affrettato e sommario come “che bella canzone” perché qualche giorno fa, in macchina, ho girato non so su quale stazione radio che stava trasmettendo “Crazy” di Seal e mi è venuto spontaneo commentare a mia moglie la selezione così, dicendo proprio “che bella canzone”. Capito, no? Seal è tutto sommato un cantante con una sua dignità ma che sarà per sempre ricordato solo per quel pezzo lì, e anzi, se devo dirla tutta, preferisco di gran lunga la versione di Alanis Morrisette. Quella sì che è proprio una bella canzone.

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4 pensieri su “che bella canzone

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