così per spot

Ovunque mi giri vedo Federica Pellegrini che fa la pubblicità a qualcosa, e se ci aggiungete il fatto che assomiglia di brutto alla mia coach di attività motoria globale da qui alla vera e propria ossessione il passo è breve. E pensare che io ero convinto che carosello e tutti i suoi derivati avessero leggi rigide a partire dall’esclusività di un volto o una voce a un brand. Ernesto Calindri si dedicava solo al Cynar, come Giampiero Albertini non si accontentava mai e, in tempi più recenti, Nino Manfredi beveva solo quel caffè lì. Più lo mandava giù e più lo tirava su.

La punta di diamante del nostro nuoto la vedo invece alla tv che ha problemi di sistemarsi i capelli tra la piscina e le sfilate, poi si mangia i Pavesini quando non fa allenamento, fa il tifo per la più antica compagnia italiana per la fornitura di energia e come se non bastasse ha prestato il suo volto e un look dimesso a Miia, un marchio tecnologico tutto italiano. A me tutta questa leggerezza in fatto di endorsement commerciali disorienta e non poco, scusate ma come sapete sono un uomo del novecento. Federica Pellegrini, da che parte stai? Per chi batte il tuo cuore? A chi vorresti legare la tua dizione così approssimativa e schiava di un accento così scostante?

Al di là del fatto che lei è una super-campionessa e io no, il che rende ogni mia velleità ben al di là di ogni possibile finalizzazione, tutta questa sovraesposizione di Federica Pellegrini in ambito advertising mi ha fatto venire voglia di lanciare una sfida. C’è un’azienda tra di voi che accetta la scommessa di legare il proprio brand o un prodotto anche in end of life (mi va bene qualsiasi cosa) alla mia identità pubblica? Chiudete gli occhi e immaginate plus1gmt a bordo di un Volkswagen California della nuova linea che sta per essere distribuita in Italia, oppure me che assaggio il nuovo tipo di pizza surgelata della Buitoni, o mentre cammino con un bel paio di sneaker della Camper o addirittura che corro con le Asics Gel Pulse 7.

Vedreste plus1gmt testimonial della Tre (che con il contratto per mia figlia mia ha rifilato una bella sòla) oppure del detersivo per i piatti concentrato perfetto per sgrassare pentole e piatti di plastica in campeggio. Per non parlare di giradischi, impianti hi-fi, sintetizzatori e software di audio editing. Se volete farmi felice, però, non datemi il ruolo da protagonista nello spot della Akuel, non ne sarei all’altezza, piuttosto potrei pubblicizzare birra, tanta birra, e poi materassi, non avete idea di come mi piacerebbe essere mandato in onda mentre dormo comodo per otto ore di fila. Potrei prestare il mio volto anche a luoghi turistici per invogliare la gente a fare le vacanze lì ma con dei limiti: no viaggio in aereo, no utilizzo di mezzi privati in luoghi con guida a sinistra, no rischi di malattie con dissenteria. Se poi la vostra azienda cerca di puntare tutto sulla simpatia allora capito a fagiolo. Di sicuro sono più gioviale di Federica Pellegrini ma che ve lo dico a fare, sono io quello che deve accontentarmi della sua sosia che, vi ricordo, è la mia coach di attività motoria globale, un corso che mi occupa un’ora per due volte la settimana insieme a un’altra decina di carampane della mia età.

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11 pensieri su “così per spot

      1. io suono. domani scrivo un album geniale, di quelli che li ascolti e dici “cazzo, questo é rock and roll”. preparati potrei volerti in copertina.

        hai ragione sui dischi, da quando c’é youtube non vengono nemmeno piú scaricati.

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