alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 21.09.15

soft revolution, “Chi ha paura del gender?”: Le maestre ci hanno sempre insegnato che bambini e bambine possono fare le stesse cose. Io giocavo a calcio durante la ricreazione e mi è capitato diverse volte di partecipare a sedute de “Il gioco della famiglia” dove erano i bambini a interpretare il ruolo del casalingo provetto, armati di pentole immaginarie, foglie e sassi come pietanze. Nessuno si stupiva vedendo i “maschietti” della scuola materna aggirarsi per i cortili armati di bambolotti e l’unica reprimenda che una bimba poteva buscarsi in caso di lotta libera coi compagni era legata al fatto che “la violenza è una brutta cosa”. Per tutti. Non si fa a botte, né fra maschi, né fra femmine.

Annamaria Testa, “Il computer a scuola non sostituisce l’insegnante”: In sostanza: non sono i computer a insegnare ai ragazzi, ma gli insegnanti, ed è ancora così. Il puro atto di comprare e portare i computer a scuola in sé è poco rilevante (aggiungo: così come è poco rilevante comprare un libro e tenerlo sotto il cuscino, o sfogliarlo per guardare le figure, o limitarsi a copiarne dei frammenti, o usare le pagine per farci barchette di carta).

Quit the doner, “Hotel immagine di Simone Donati e un po’ anche mio”: Il lavoro di Simone per questa raccolta ruota attorno ad alcuni luoghi d’Italia dove l’immagine si fonde con la fede, la massa con l’identità il tricolore con una serie di cose di cui pubblicamente tendiamo a vergognarci ma che poi, per dire, ubriacandoci a cena con dei tedeschi finiremmo probabilmente per difendere, almeno un po’ o almeno alcune.

404, “Miti e simboli di Casapound Italia: la parabola politica della destra non-conforme/1”: Allo stesso tempo rubricare sotto la categoria di “fascista” un fenomeno complesso come quello di CasaPound Italia senza definire minimamente cosa si intenda oggi con questa definizione svilisce la capacità critica di coloro che cercano, giustamente, di contrastarlo. Si tenterà quindi di descrivere la storia di CasaPound Italia per ipotizzare una sua collocazione all’interno di quei partiti politici avversi alle politiche europee degli ultimi anni, generalmente definiti come “populisti”, la cui espansione in Europa sta avvenendo secondo metodi e tempi diversi a seconda delle particolarità di ogni contesto nazionale.

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