alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 30.10.15

Frizzifrizzi, “Movie Posters: le locandine dei film, animate”: Nel video in questione, il filmmaker spagnolo Pablo Fernández Eyre, losangelino d’adozione, si è divertito a “mettere in moto” alcuni grandi classici della storia del cinema e film di culto più recenti, dai capolavori di Miyazaki a quelli di Lynch, passando per Kubrick, Wes Anderson, Rocky e pure un baraccone come Independence Day.

Hai Da Spicciare?, “Agota Kristof, Trilogia della città di K.”: Trilogia della città di K. è un libro pieno di cose semplici, di azioni, che sembrano fatte di niente. Un libro pensato e scritto nella lingua dei bambini, una lingua che si scopre lentamente e si costruisce in modo ruvido e scarno. Per inventare questa lingua, Agota Kristof ha dovuto dimenticare la sua e usarne una che non padroneggiava. Una sensazione di smarrimento che immediatamente ribalta le posizioni, un’esperienza che forse si prova solo da bambini o quando si è costretti a fuggire per cercare rifugio in un paese che non è il nostro.

manginobrioches, “La scoperta dell’acqua (calda) ovvero #Messinasenzacqua”: Messina città senza falde, tutta friabile e perciata nel suo sottosuolo contraddittorio, Messina tutta intubata e tombata nelle sue acque sotterranee, zittite dal peso dei pentavani termoascensorati con pavimenti in gres porcellanato. Messina scavata fino all’osso eppure senza canali per le acque di scolo, liscia come un’autostrada dai colli al bagnasciuga, piastrellata senza vie di fuga, tombata senza tombini.

Nazione Indiana, “La memoria del mondo: Italo Calvino, Google e la NSA”: Il discorso fatto in occasione di un finto passaggio di consegne tra due direttori dell’”archivio generale del tutto” riempie le sette pagine de La memoria del mondo, e in quel discorso scritto circa cinquanta anni fa, Calvino narra uno scenario reale al punto che oggi appare del tutto usuale. Uno scenario che i casi Wikileaks e Datagate (con protagonisti Julian Assange e Edward Snowden) hanno svelato in tutta la loro preoccupante drammaticità. Raccontando di un’organizzazione che costruisce “un catalogo di tutto momento per momento”, Calvino in pochissime pagine mostra come la spasmodica necessità di archiviare tutto quello che si conosce o si vuol conoscere di persone e fatti (“una memoria centralizzata del genere umano”) generi inevitabilmente intrighi, drammi e infine morte.

Trent’Anni e Qualcosa, “Il bus delle otto di sera”: La banchina di attesa degli autobus extraurbani che partono dalla stazione di Cagliari è sempre la stessa, da decenni. Grigia e con le panchine rosse. Gli autobus si avvicendano uno dopo l’altro, puntano i fari sulle facce stanche di chi attende, gli occhi vanno allo schermo e all’orologio. Non è il mio, è ancora presto.

Alessandro Gilioli, “Non è politica, è bullismo”: Cioè, il Pd avrebbe concesso al sindaco di leggere un messaggio in aula. Ma che è, la Gestapo? Un processo staliniano? Le ultime parole del condannato prima del patibolo? Poi gli avrebbe concesso anche un incontro con Renzi, purché a dimissioni esecutive, insomma lo sconfitto che viene magnanimamente ricevuto dal vincitore, un po’ come al termine delle guerre medievali – non so, forse a Marino sarebbe stato addirittura permesso di entrare a Palazzo Chigi sui suoi piedi anziché sulle ginocchia, e magari senza manette ai polsi e cenere in testa.

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