la nostra vita rielaborata in chiave flamenco

Una cosa che è completamente passata di moda è l’avere tra i propri beniamini musicali strumentisti solisti che fanno dischi. Una volta c’era il tipico fan di Carlos Santana, Peter Frampton, Eric Clapton e Gary Moore e sono i primi che mi vengono in mente. Soprattutto per il primo che faceva musica per lo più strumentale ogni volta era un problema chiedere a qualcuno di ricordargli com’era la melodia di Europa o Moon flower perché ci si doveva mettere in posa con una Les Paul invisibile in mano e mimare il tema cantato però con la bocca imitando il suono della chitarra elettrica solista suonata con il plettro. Metto subito le cose in chiaro: chi aveva questi gusti pur rispettabilissimi era sempre un po’ visto come non dico uno sfigato ma comunque uno di quelli che passano molto tempo in casa e che hanno l’impianto super hi-fi sulla macchina e sì, diciamo pure un po’ sfigato.

Per questa categoria umana c’erano comunque due capisaldi che erano gli assoli rispettivamente di Sultains of swing dei Dire Straits, a cui pensavo proprio ieri perché credo sia uno dei pochi pezzi in lingua in inglese di cui ricordo perfettamente il testo dall’inizio alla fine, e mica è facile, e quello di Hotel California degli Eagles. Avete capito quindi la dimestichezza di questa tipologia di amanti della chitarra con il virtuosismo melodico dal quale erano fortemente attratti, l’equivalente di chi suona il sax e ascolta Fausto Papetti o di chi siede dietro le tastiere e no, per i tastieristi posso garantire non c’è un paragone pertinente, forse trovare il suono uguale di Jump dei Van Halen ed eseguire il riff e l’assolo ma questo solo nella sotto-categoria di quelli che, oltre ad ascoltare la musica, sanno anche suonarla.

Potete quindi immaginare quando è uscita la versione in chiave Gipsy Kings proprio di Hotel California degli Eagles, perché va bene che queste persone andavano matte per una certa melodia tipica della chitarra e certe successioni scontate di accordi, ma così era veramente troppo. Pensavo quindi a quanti danni hanno fatto all’umanità i Gipsy Kings con le loro cover, sono sicuro di averne già parlato altrove, e a quanto hanno influito sull’equilibrio dei fan dei chitarristi solisti con quella terribile versione di Hotel California. Il modo con cui i Gipsy Kings hanno riarrangiato Hotel California, o Volare, o tutte le altre cover che hanno fatto, potrebbe essere veramente un’arma di distruzione di massa. Pensate se il metodo Gipsy Kings potesse essere applicato negli altri campi artistici. Van Gogh in versione Gipsy Kings. Malevic, di cui c’è una mostra a Bergamo in questo periodo che voglio assolutamente andare a vedere, in versione Gipsy Kings. Ma anche in architettura: Gio Ponti in versione Gipsy Kings. O nel design: Alvar Aalto in versione Gipsy Kings. La storia: Jacques Le Goff in versione Gipsy Kings. La letteratura: Manzoni in versione Gipsy Kings. La poesia: D’annunzio in versione Gipsy Kings. Il comportamento di noi esseri umani: riflettere in versione Gipsy Kings, accarezzare i gatti in versione Gipsy Kings, contemplare le Dolomiti all’alba in versione Gipsy Kings. Immaginate un mondo così, e sono certo che prima di ballarli la prossima volta in uno di quei localacci dozzinali che non hanno nemmeno la licenza per far stare in piedi la gente figuriamoci per lasciarvi muovere a tempo di musica e battendo mani e piedi come si fa nel flamenco, ci penserete due volte.

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9 pensieri su “la nostra vita rielaborata in chiave flamenco

      1. “Autorità chitarristica” *suona* bene, grazie. Per il resto, odiavo quando mi chiedevano il bis di una citazione di Sultan of swing, brano semplicissimo ma che sembra da virtuosi per molti comuni mortali.

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