alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 13.11.15

Rivista Studio, “Elogio del supermercato”: C’è stato un tempo in cui era di moda demonizzare i supermercati. Il tempo in cui evitavamo di fare la cosa più semplice di tutte: andare dritti verso il Carrefour (o il Pam, o l’Esselunga, o il Conad) sotto casa per comprare tutto quello che ci serviva in un’unica comodissima soluzione. Facevamo lunghi giri, invece, zigzagando verso l’idealistica meta di un fruttivendolo con prodotti di stagione. Dopo magari ci fermavamo in macelleria o in salumeria sapendo già che difficilmente avremmo trovato la Qualità, ma qualcuno doveva pure provvedere al fatto che il rapporto umano con il negoziante di fiducia stesse scomparendo. Ci pensavamo noi e, anche se il pizzicagnolo ci trattava malissimo, ci sentivamo etici. Etici con troppe di quelle piccole buste della spesa non ancora biodegradabili che ci penzolavano dalle braccia e la sicurezza che, una volta a casa, ci saremmo accorti di aver dimenticato qualcosa. (A quel punto saremmo sicuramente andati al supermercato a comprarla).

La McMusa, “Come si fa una libreria per non far morire una libreria”: Quando una persona entra in una libreria, che sia un lettore forte o meno, entra in realtà in una grande bugia o, quando va meglio, in una eco assordante di strilla tutte diverse e tutte uguali: i blurb sulle cover, le fascette, le quarte, i colori e le immagini delle stesse cover, i post-it con le recensioni e i consigli degli altri scrittori o lettori, le offerte promozionali, le barriere architettoniche fatte del libro che verrà presentato la sera dopo, ancora i blurb, le sfilze di titoli più o meno ermetici, le classifiche, i tweet dei blogger, i blurb.

L’undici, “La personalità compositiva di Skrjabin nel centenario della scomparsa”: E’ ben identificabile dunque una ricerca frenetica, costante, contraddistinta da un protagonismo di marca superomistica neanche troppo velato che fa da sfondo a tutta la produzione musicale di Skrjabin.

luca rota, “Quando Milano era una città acquatica – e se potesse tornare ad esserlo…”: un concetto di sviluppo sovente legato a mere convenienze del momento (e ai relativi interessi, spesso di pochi a scapito di tanti) ha portato ad una trasformazione in negativo dell’estetica urbanistica delle nostre città, causando per giunta e non di rado (cosa ben peggiore) una perdita di identità urbana, dell’anima cittadina, del peculiare genius loci, insomma, con inevitabili ricadute sociologiche e antropologiche sugli abitanti della città e sulle loro vite.

doppiozero, “Sorrentino, ti amo e ti odio”: Oggi sappiamo che la crisi del cinema dipende da altri fattori, ma l’intuizione anticipava il fenomeno dello user-generated content esploso dopo la rivoluzione di internet, col web 2.0, YouTube e i social media. L’intento di Eco era quello di «gettare un’ombra di diffidenza sulle cose troppo serie». Tuttavia a volte gli scherzi possono anche gettare una luce inaspettata sulle cose serie. L’idea del generatore automatico mette in evidenza un aspetto, forse il più bizzarro, dello stile di Sorrentino, soprattutto nei suoi ultimi film: il continuo spiazzamento dello spettatore con accostamenti di immagini, personaggi, situazioni “fuori posto” (o apparentemente tali). Ma accanto a esso c’è un altro aspetto altrettanto evidente: una sorta di densità simbolica o metaforica spesso ambigua, allusiva, difficilmente interpretabile.

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