fine delle trasmissioni

Tranquilli, dove volete che vada senza di voi. Era solo un modo per riflettere tutti insieme sul fatto che c’è sempre più l’esigenza che i programmi finiscano, ad un certo momento. Sarebbe così utile riprendere l’abitudine di accendere sto monoscopio metaforico nelle vite di tutti noi almeno qualche ora al giorno. Ventiquattro per sette è il mantra su cui si tira avanti nella modernità, qualsiasi tipo di produzione non si interrompe mai. Pensate solo al fascino che hanno avuto il Notturno Italiano e dopo RaiStereoNotte, per dire. Erano l’unica cosa che trovavi di aperto se soffrivi di insonnia. C’erano certi bar che tiravano tardi ma fino a un certo punto, ai quali subentravano i panettieri appena alzati con le loro brioche vendute senza scontrino. Oggi non c’è soluzione di continuità, ci sono turni che durano fino all’alba, trovi anchorman in tv che danno le ultime notizie così tardi che a seconda di come le giri potrebbero essere le prime del giorno successivo e sono sicuro che non manca molto ai negozi e ai supermercati che non chiudono mai. Ci andreste a fare la spesa alle tre di notte? Quella è l’ora più fetente. Se stai sveglio dalle tre alle quattro sei spacciato per il resto della giornata. Quando abbiamo smarrito il valore delle interruzioni, del riposo, della buonanotte e poi si spegne tutto, quando invece la casa pullula di led accesi, di ronzii di elettrodomestici in azione o in stand-by. Forse, con il tempo e con tutte le cose che sono successe, e mi riferisco agli ultimi trent’anni, abbiamo sempre più paura della solitudine e del silenzio. Accendere la tele e vedere il nulla fatto di assenza di un segnale – che poi oggi con il digitale terrestre abbiamo annientato pure quello – ci fa sentire abbandonati, senza guida, su un pianeta alla deriva, fuori orbita, fuori c’è buio e non sappiamo se il mattino arriverà anche questa volta. Prima invece eravamo obbligati a coricarci nel letto e il divano non ci bastava per nulla, dopo l’annuncio che qualcuno, dall’altra parte dello schermo, avrebbe chiuso tutto e signore e signori buonanotte. Eravamo obbligati ma non ci dispiaceva, tanto era sublime chiudere gli occhi con il libro sul petto che, lasciato andare dall’abbandono delle membra, ci cadeva addosso una, due, tre volte. Io mettevo una cassetta nel radioregistratore che avevo sul comodino, quasi sempre la stessa che mi faceva crollare al terzo o quarto pezzo. Vi siete mai addormentati con la musica? Ecco, le canzoni continuano ma tu ti allontani nell’oblio, resta solo un filo appeso che è tanto più sottile quanto quel brano lo conosci a memoria. E lo sapete dove voglio arrivare, perché è come avere una luce che non si spegne mai.

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