come riconoscere una donna mai vista prima

Avevo dimenticato, in tutto questo insieme di eventi che ci stanno ribaltando il concetto di divenire del tempo in una sorta di caduta libera, che da adolescenti o giù di lì si può anche piangere senza un motivo. Anzi, forse è il fatto in sé di non rendersi conto di esserlo che ti induce alle lacrime. Forse a quell’età si prova una sorta di nostalgia dell’uovo di cui si è appena chiusa definitivamente la porta. Come quando esci di casa e hai una di quelle serrature che si aprono solo dall’interno e ti rendi conto che sei senza chiavi e da un parte pensi che tanto non ti sarebbero servite, visto che non devi più rientrare almeno fino a quando non ci sarà qualcuno che ti aprirà dopo aver suonato il campanello. Ci siamo capiti? Resti fuori al freddo, da una parte sei pronto ad allontanarti, dall’altra boh. Di certo se c’è chi ha fatto un buon lavoro là dentro sei sufficientemente coperto e pronto a partire. Tutte metafore, eh. Due sere fa mia figlia tutta vestita di nero, che sarà più o meno una specie di contrappasso in negativo perché chissà cosa pensavano i miei guardandomi, era a cena seduta davanti a me, io e lei soli, e mentre masticava le scendevano dei goccioloni dagli occhi che non vi sto a dire. Aveva i capelli raccolti in uno chignon alto e, davvero, ho visto una donna. Abbiamo parlato, siamo in una fase in cui sono in parte tornato a essere un buon confidente, ma apparentemente non c’era un perché. Una canzone particolarmente forte da un punto di vista emotivo come l’ultimo successo di Adele le ha spianato la strada per un impeto di tristezza. Poi forse l’essere già grande e non trovare ordine dentro di sé – hai ancora tanti di quei anni, cara, per farlo – deve averla confusa al limite. Non è facile trovarsi alla guida della propria vita le prime volte, senza l’istruttore al fianco che ti spinge ad accelerare tanto ha i doppi pedali e alla peggio inchioda e afferra il volante. Non è nemmeno il caso di appiccicarsi una P di principiante stampata sulla schiena, anzi il bello è proprio quello: sperimentare un po’ con i comandi, vedere che succede fino a sentirsi sicuri. Che cosa posso dirti, cara, se non che se c’è un temporale di cose dentro di te che ti bagna la faccia fuori chi se ne importa, puoi venire dentro per asciugarti i vestiti quando vuoi e restare finché c’è bisogno. Ecco, ora è ufficiale: da qualche giorno qui in casa abbiamo un adulto in più.

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