diamo una seconda opportunità a Rozzano

Io a Rozzano non ci sono mai stato. Se, come me, vivete nella periferia milanese, non è che si ha tutta questa voglia di fare gite turistiche negli altri paeselli dormitorio della periferia milanese. Un po’ perché c’è ben poco da vedere. Spesso gli antichi borghi con le tipiche case e cascine a cortile sono stati soppiantati dall’edilizia popolare, agevolata e privata, in molti casi gli antichi borghi non c’erano nemmeno prima perché tutto è stato costruito dagli anni 60 in poi. Per scherzare quando passo con la mia famiglia davanti a una delle numerose chiese in cemento armato, io che ho vissuto in uno dei centri storici italiani più antichi e significativi, commento l’opera (ma solo per fare quelle battute stupide che fanno i papà, mica per sembrare presuntuoso) inventandomi lo stile architettonico: il gotico pop, oppure il barock-and-roll, per dire che se anche uno volesse cercare un po’ di pace in un luogo sacro non deve contare sull’aiuto della componente artistica dei luoghi di culto, insomma ci siamo capiti.

Il fatto che molti di questi paesi, come il mio ma anche come Rozzano, anche se a Rozzano non ci sono mai stato, siano caratterizzati da questa estetica approssimativa io me lo spiego perché la funzionalità di certi paesi della periferia milanese è solo quella di raccogliere abitanti di ritorno dal lavoro. La gente rientra a Rozzano o nel paese in cui vivo io dopo una giornata trascorsa al lavoro e va a prendere i figli che sono dai nonni o al tempo pieno o all’allenamento, prepara cena che è già buio, accende Sky e poi crolla sul divano prima di trascinarsi a letto. Che ci importa, a noi di periferia, di avere cose da guardare se tanto guardiamo solo la tv o stiamo a conoscere il mondo sui socialcosi.

Già al fatto di abitare a Rozzano o nel paese in cui vivo io dovrebbe corrispondere un’indennità. Attenzione: non cambierei mai residenza e domicilio, sto benissimo dove sono e mi ci trovo completamente a mio agio, molto più di quel centro storico antico e significativo – per giunta in riva al mare – in cui ho abitato prima di trasferirmi qua. Questo per fermare in tempo i commenti tipo “e allora perché non te ne ritorni a casa tua”. L’indennità non è tanto per sopportare il luogo, ma per sopportare gli abitanti. Gli abitanti del paese in cui vivo io, che potrebbe essere Rozzano, me compreso o almeno quelli che si sono visti in tv nei talk show a dire la loro sulla vitale querelle “astro del ciel in classe si/astro del ciel in classe no”, ecco: siamo noi che rendiamo i luoghi invivibili. Siamo noi la complessità del presente, gli ostacoli allo sviluppo, il motivo e non la conseguenza della crisi economica, la classe dirigente che va a cantare “astro del ciel” in segno di solidarietà. Siamo noi la riproduzione in gesso del bambinello in scala 1:1 da venerare, siamo noi i viva il duce, gli spintoni ai giornalisti, la semplificazione radicale della realtà e della sua interpretazione, l’incuria e il pressapochismo, il linciaggio su Facebook, Facebook stessa. Siamo noi i cristiani, i musulmani, i vegani, gli animalisti, gli interisti e i milanisti e persino gli juventini e il dialogo che ci manca. Siamo noi a creare la periferia di Milano, dell’Italia e del mondo intero, e non viceversa. Siamo noi a sud di tutto, perché siamo noi i primi a dare un’accezione negativa al concetto di meridione che, peraltro, in molti casi è ben radicato nella nostra stessa storia. Nel nostro DNA. E già Rozzano, se non lo sapete, è a sud di Milano.

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6 pensieri su “diamo una seconda opportunità a Rozzano

  1. quanto il luogo in cui vivi ti influenza e quanto tu influenzi il luogo in cui vivi? La bruttura di certi paesaggi urbani intristisce sicuramente, deprime persino, ma quanto gli abitanti contribuiscono a quella bruttura? Io vivo in un ameno paesino emiliano eppure vorrei migrare in città, seppure amena cittadina emiliana, ma dotata di chiese gotico-pop. Ci sono pur nata in un quartiere così

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