divertimento in senso traslato

Il direttore dei giochi delle giostre, con la sua voce nasale, esorta i marmocchi a spingere nella feritoia delle automobiline da scontro la moneta di plastica in loro possesso per attivare il mini-veicolo. Giù il gettone, dice. Giù il gettone. Dalle casse sovradimensionate alla situazione parte “Girls just wanna have fun” a un volume vergognoso perché c’è pieno di bambini e i bassi così pompati, che in natura non si trovano da nessuna parte, ai bambini fanno male, finisce che cresceranno audiolesi o nel migliore dei casi con l’acufene a cinquant’anni. Io i bambini li vorrei fare proprio in quell’istante – anche se prematuramente – con Cristina che è la ragazza che tengo per mano. Cristina è un modello di classe A++ detto con il metro con cui trent’anni più tardi si sceglieranno gli elettrodomestici, ma che nel 1983 significa tipa con fascino da vendere. Cristina è in vacanza al mare dal nonno che, per pura combinazione, è un amico di mio papà. Vive in una casa di proprietà a ridosso di una antica fortezza, e da una serie di cunicoli dal suo sottoscala si accede a una cella all’interno dei bastioni che lui, in via del tutto abusiva, usa come cantina. Sarà anche per questo contatto che dopo una specie di gara delle affinità elettive, Cristina ha detto a tutti i ragazzi della compagnia, la stessa che frequentiamo entrambi, che toccava a me e sapete com’è che a quell’età vanno le cose. La notizia si diffonde, la cosa giunge al diretto interessato, il diretto interessato si fa avanti e il gioco è fatto. Io e Cristina, nemmeno trent’anni in due, avanziamo di sera tra le attrazioni di una versione semplificata di un luna park di provincia, vestiti come in un video degli Human League ma con le espadrillas a strisce blu perché siamo in pieno luglio. La hit di Cindy Lauper non passa inosservata a Cristina, accenna un passo di disco music è mi dice che è vero, le ragazze in fondo vogliono solo divertirsi. Io l’inglese lo capisco abbastanza bene, ho preso anche un dieci in un compito in classe, e quello che mi resta di quella traduzione simultanea è che Cristina, con me, sta passando una serata indimenticabile. Ci sediamo su una panchina e ci baciamo per la prima volta, e mentre ci baciamo penso che sarà così per sempre. Ma il senso della canzone era molto distante dalla mia interpretazione, questo l’ho capito qualche mese dopo, quando in una trasmissione televisiva dedicata proprio alla musica più in voga passano il video di “Girls just wanna have fun” con le parole in sovrimpressione. Ho intrecciato quella intuizione tardiva con un episodio successo qualche sera dopo il bacio alle giostre, quando mi avevano riferito di aver visto Cristina ballare un lento appesa a uno che non ero io, allo spazio live della Festa dell’Unità. La sua idea di divertimento era molto diversa dalla mia ma subito non avevo collegato le due cose.

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