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Sono in molti ad affermare che quella di dichiararsi non sia la pratica più adeguata per dare inizio ad un rapporto, e come al solito la maggioranza dimostra di aver ragione da vendere. Definire una cosa, darle un nome o identificarla con una frase o un concetto non ne legittima automaticamente l’esistenza. Confessare a un’altra persona i sentimenti che proviamo e che ci sembra una buona idea quella di, da quel momento in poi, essere co-partecipi di una relazione, non sempre convince il destinatario della proposta a sottoscrivere questa sorta di contratto e aderire al programma. Poi immaginatevi le discussioni successive, quando magari ai primi screzi ci si rinfaccia il fatto di aver messo nero su bianco il codice comportamentale o la ragione sociale di quel rapporto con una tempistica ampiamente adeguata a una sua lettura e se nessuno ha apportato integrazioni o modifiche oramai quel che è fatto è fatto. Allo stesso modo, affermare le proprie intenzioni purtroppo è altamente didascalico. Quando vi ferma uno per strada sapete già che l’obiettivo è quello di estorcervi quattrini, corretto? Quindi siamo noi vittime a spingerlo ad arrivare al punto. Mi spiace ma non ho contanti, voi mendicanti dovreste adeguarvi alle transazioni elettroniche magari con un POS. Così in amore. Ci si para uno davanti e appena apre bocca sappiamo già dove si va a finire, e la cosa istante dopo istante si fa sempre più imbarazzante, anche se magari qualche pensierino sul/sulla dichiarante in questione lo abbiamo fatto. Si tratta di un tecnica che accomuna ragazzini alle prime armi poco avvezzi a come vanno le cose, burocrati da prima repubblica usi alla compilazioni di delibere in cui occorre spaccare il capello in quattro in previsione di un inevitabile ricorso al TAR, commerciali dalla forma mentis imposta da anni di redazione di Service Level Agreement a corredo delle vendite nei quali ottenebrare i malfunzionamenti di un prodotto o di un servizio attraverso metriche da rispettare senza ritorno, nel senso che, una volta stipulato il contratto, assumono il significato di obblighi a cui adempiere. Forse è tutto questo che fa preferire l’attesa del momento che crediamo poi sia quello giusto e che ci induce ad agire prendendo per mano, abbracciando, muovendo labbra verso il padre/la madre dei nostri futuri figli in potenza. Un istante che può accadere dopo cinque giorni, un mese, alla fine della stagione o persino dopo dieci anni. La dichiarazione d’intenti a parole in amore è altamente superata, nella società delle immagini in movimento che ha già a sua volta soppiantato quella dei layout statici. Piuttosto impegniamoci a favorire le condizioni affinché l’azione decisiva possa manifestarsi, oggi di strumenti ne abbiamo in abbondanza.

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