esodati dell’Internet facciamoci sentire

Resta infine il grande dilemma se, di tutto ciò, davvero ne avevamo bisogno. L’ingegneria serve per inventare cose che ci permettono di fare meno fatica e Internet, in questo, direi che batte tutti i primati. Perché oggi tutti quanti vogliono lavorare usando un computer o un dispositivo elettronico, ve lo siete mai chiesto? La risposta va individuata nel fatto che ci risparmia olio di gomito, che ci permette un reddito pur rimanendo stravaccati sul divano, in alcuni casi ci consente di alzarci quando vogliamo e di fare le riunioni in mutande tramite la videoconferenza, sempre che ci premuriamo di essere inquadrati dalla vita in su. Ma noi che siamo stati un po’ i pionieri di tutto questo stiamo assistendo a una trasformazione senza precedenti. Le nuove leve che si affacciano a Internet e che non sono necessariamente quelli nati da poco ma anche tutti gli ex-scettici del web che si sono arresi all’inevitabilità di tutto questo o anche quelli che fino a ieri hanno svolto un lavoro per il quale la connessione a Internet non serviva o in cui l’uso del PC non era previsto, questa massa che di recente ha occupato l’universo on line noi non la riconosciamo più. A tutti loro manca l’ancora che teneva il sistema comunque ben saldo sul pianeta terra e, se non ve ne siete accorti, miliardi di persone oggi stanno prendendo il largo. Abbiamo dimenticato le radici della dimensione virtuale e Internet si è staccata dalla componente fisica – il mix di limiti tecnici dell rete e dei dispositivi ad essa connessi e di peculiarità generazionali di chi aveva contribuito al suo sviluppo -, un po’ come nel film che cito sempre con Yul Brinner che fa il robot che si ribella. La gente sta andando al largo sul web e non vede più la riva, si sta perdendo consapevolmente, forte delle opportunità che Internet sembra rendere possibili. Per questo io ho deciso che non mi diverto più, sono troppo vecchio per certe modernità e per il modo in cui si è sviluppata la sociologia della comunicazione. Vi leggo e non mi fate più ridere, nemmeno mi incuriosite. Ma il problema è nostro, è l’età, è il tempo passato qui sopra, è il distacco incolmabile con chi ha usato la tecnologia diversamente da noi nell’ultimo decennio e che ora, approdato come noi qui, parla un linguaggio che mica conosciamo. Saremo così la prima generazione di pensionati dell’Internet, pronti a sloggiare e a liberare le stanze dei social network per lasciare posto al nuovo che avanza. Ho chiesto però che mi si lasci questo orticello a ridosso della periferia, avete presente vero come sono gli orticelli comunali. Continuerò a venire qui a vedere come cresce la verdura, prima di incontrare gli amici blogger al campo di bocce.

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