non capisco che cosa ci sia di male a essere abitudinario

Entrare in un posto, chiedere il solito senza altre spiegazioni ed essere servito è uno di quei comportamenti stereotipati che si vedono in tv e che ci piace imitare per scherzo perché trasmette agli altri avventori diverse informazioni su noi stessi: il controllo del territorio, la notorietà, l’anzianità (non necessariamente con accezione anagrafica), l’anzianità (con accezione anagrafica), la consapevolezza e la sicurezza di sé e molto altro che al momento non mi viene in mente. Ah no, ecco: il fatto che il gestore di un esercizio pubblico di qualsiasi tipo, malgrado le centinaia o migliaia di clienti fissi e occasionali di cui è al servizio, si ricordi dei gusti di uno in particolare e cioè di chi chiede il solito. Questo è il pensiero che mi viene in mente ogni volta che vado da Nicholas che è il mio parrucchiere; prenoto ogni due mesi circa, mi siedo sulla poltrona dopo lo shampoo e gli dico di farmi il solito. Poi mi rendo conto che un parrucchiere uomo e donna che farà penso una media di una decina di tagli e acconciature al giorno non può ricordarsi di me che tra l’altro vado da lui soltanto da un anno e mezzo circa. Così gli spiego per filo e per segno che li voglio belli corti sui lati e dietro e un po’ più lunghi sopra. Lui che ha vent’anni interpreta le mie istruzioni a modo suo, tant’è che esco di lì sempre con la cresta (e con lo scontrino), ma al primo lavaggio poi tutto rientra nelle linee che si addicono di più a un signore di mezza età come me. Ma il punto non è tanto la mia capigliatura quanto il concetto di solito.

Viviamo il solito ogni giorno perché siamo noi che abbiamo scelto la dimensione del solito per le nostre esistenze, e non lo dico per muovere una critica. Io prendo il solito in tutto ciò che riguarda la mia vita credo almeno dalla terza media. Oggi ho ascoltato un disco che ho comprato con la paghetta settimanale nel 1979, per dire, un vinile che sono sicuro di aver ascoltato milioni di volte. Prendo anche sempre la solita pizza, quella con i friarielli e la salsiccia, e tutte le volte devo difendermi dalle accuse di ripetitività perché scelgo quei gusti e la voglio prendere sempre nello stesso posto. D’altronde la fa buona come piace a me, perché cambiare. Alla tipa che prende le ordinazioni però non chiedo mai il solito. Una volta ho fatto una piccola gag con mia moglie facendo finta di volere chissà quali ingredienti che poi alla fine erano friarielli e salsiccia ma non so se non l’ha capita o non faceva ridere, così ho imparato che è meglio non scherzare quando si ordina la pizza lì. E non ci vedo nulla di male a essere abitudinario. Pensate che palle, davvero, ogni volta doversi inventare qualcosa di nuovo. Per fortuna qui posso scrivere sempre le stesse cose e nessuno mi dice mai nulla.

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4 pensieri su “non capisco che cosa ci sia di male a essere abitudinario

  1. Il solito è confortevole è sicuro e comodo. Io lo voto. Poi però ho sperimentato tutte le strade possibili per andare a piedi dalla stazione al lavoro e infilo alla cieca ogni deviazione che tanto al lavoro ci arrivo lo stesso. Sempre il solito

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