la vera rottamazione la fa il tempo, mica il primo quaquaraquà che passa

Un tempo morivano statisti, padri della Patria, intellettuali e filosofi, persino scrittori, drammaturghi, attori del calibro di Mastroianni e poeti come Montale. Poi, esaurite non si sa bene il perché le scorte di personaggi di valore novecenteschi, siamo passati alle grandi star del rock e del pop e non lo dico perché ci sono cadaveri di serie A e di un girone cadetto ma semplicemente perché le cose di cui il genere umano ha iniziato a occuparsi si sono involute, cioè volevo dire evolute, va be’, diciamo cambiate per non fare torto a nessuno. Seguendo questo processo, un giorno ci toccherà addolorarci per youtubers o i grandi influencer di Twitter passati a miglior vita ma forse no perché, a pensarci bene, in quella categoria ci siamo anche noi quindi, se posso esprimere un desiderio, facciamo che le personalità dell’Internet saranno le prime a beneficiare delle grandi scoperte della scienza del nuovo millennio a partire dalla pillola per l’eterna giovinezza, anche se in senso metaforico possiamo dire che si tratta di un placebo che in parte abbiamo già assunto in abbondanza.

Così la vita ci sta insegnando a fare a meno di numerosi eroi della nostra adolescenza e questo duemilasedici – forse per la sua peculiarità di essere bisesto – ci sta dando dentro. Ci ha lasciato, a quando pare sua sponte, il caro vecchio Keith Emerson che per quelli come me sempre in bilico tra rigore e trasgressione rappresentava l’incarnazione della sintesi perfetta tra tecnica dello strumento e studi classici – Emerson era in effetti un “manico” a suonare, come si diceva dalla mie parti quando ero ragazzo – e gli eccessi del rock. La prima cosa che mi è venuta in mente alla sua morte è stato il suo approccio all’esecuzione piuttosto eccentrico. Ricordate tutti vero le pugnalate che infieriva ai poveri Organi Hammond sul palcoscenico?

Il buon Keith, prima di conquistare il pubblico più mainstream con le sigle di Odeon e le colonne sonore per Dario Argento, era una delle punte di diamante del rock progressivo, anche se ai tempi non ricordo si chiamasse così, era più in auge l’appellativo di rock sinfonico, un genere che comunque era un buon compromesso tra i matusa della classica e giovani d’oggi (ma di allora) capelloni e contestatori. Questo per dire che dai genitori dei giovani votati al pianoforte classico tutto sommato Keith era visto come la tentazione meno grave in grado di distogliere i loro talenti accademici dalla musica seria.

Resta il fatto che la storia più recente ci sta insegnando che la vera rottamazione la fa il tempo, non certo gente dai pessimi gusti musicali come Renzi, quindi mettiamoci sulla riva del fiume e aspettiamo di veder passare i cadaveri di certi bellimbusti che sappiamo noi sperando che qualcuno lassù la finisca con questa strage di musicisti. Se hanno tradito qualcosa è stata al massimo una linea a cui – vuoi per vecchiaia, vuoi per mettersi da parte qualche euro in più – da un certo punto in poi hanno smesso di essere fedeli.

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