impegniamoci a sperare che comunque non finisca tanto presto

Se c’è qualcuno che si ricorda di quanto sia difficile avere undici, dodici o tredici anni batta un colpo, dal momento che poi di getto diventiamo gli adulti dall’altra parte della barricata e, da genitori, fare i ragazzi delle medie ci sembra la cosa più naturale del mondo. Ma non è così, e lasciate perdere il fatto che cambieremmo la nostra carne avvizzita con quelle masse corporee ancora in via di definizione senza pensarci due volte. Vi ricordo però che se da qui quella fase della vita dei nostri figli sembra un ponticello facile da attraversare con due o tre passi dall’infanzia all’adolescenza, visto dal basso è un periodo interminabile fatto di esplosioni emotive e tragedie, metamorfosi fisiche, brufolazzi e pulsioni, ascelle puzzolenti, catastrofi ormonali e mal di denti, vaccinazioni e angherie perpetrate o subite, confusioni, delusioni e tribolazioni, scelte decisive e occasioni che non si ripresenteranno più, botte con i compagni di classe, grandi di riferimento di pessimo esempio, parolacce, prime sigarette e goffi approcci amorosi e tutti gli equivoci vari che fanno da contorno.

I tre anni delle medie sono un’era geologica in cui è facile estinguere la propria innocenza e saltare tutti i passaggi evolutivi che servono per diventare grandi con una certa armonia, per questo bisogna stare molto attenti. E se ci ricordassimo com’è difficile avere undici, dodici o tredici anni non caricheremmo i nostri figli di tutte le responsabilità con cui li graviamo per cercare di renderli interlocutori autorevoli di noi adulti. Non ci sogneremmo mai di considerarli alla pari e di forzarne la crescita emotiva visto che gli altri aspetti della loro essenza di pre-adolescenti sono vincolati persino dalla legge e guai a chi li tocca. Il senso di colpa verso le infanzie mal rispettate delle generazioni che ci hanno preceduto e di altre contemporanee di cui veniamo a sapere dalle campagne natalizie delle organizzazioni umanitarie ci induce a prolungare la fanciullezza del materiale che ci compete, poi però succede che facciamo a gara ad accelerare il loro sviluppo intellettuale, convinti che prima si diventa grandi dentro meglio è, soprattutto perché noi adulti non siamo tanto capaci. Siamo stati perfetti a farli giocare e saremo degli ottimi punti di riferimento quando saranno adulti come noi, ma nel mezzo sappiamo combinare solo guai.

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