quel che la vita unisce la musica divide

Se già le discussioni da bar sulla politica italiana sono una vera e propria trappola, parlare di questioni internazionali tra musicisti può rivelarsi una catastrofe. Ci sono amici che alla seconda birra si prendono a testate sulle preferenze calcistiche ed è facile immaginare il danno che con disinformazione, cialtronaggine, presunzione e alcol possono recare a se stessi, al prossimo e al futuro dei rapporti interpersonali. Ma a me rimanere amico di uno che già si chiama Romano e ha una foto su Facebook sotto al manifesto elettorale di Maroni non mi interessa anche se è il mio batterista, quindi quando si riferisce ai francesi come a un popolo di scorreggioni non mi curo nemmeno di rispondergli perché poi passo per quello più grande che vuole fare la paternale. Guido gli dà man forte sul fronte della situazione italiana e mi ricorda che il suo facoltoso collega avvocato è tra i redattori di una delle ultime leggi finanziarie ma, tanto per ridimensionare la sua statura morale, gli procura erba in quantità dubbie. Le riunioni di gruppo – nel senso di gruppo rock – a una certa età dovrebbero essere dichiarate fuorilegge e sciolte come certe adunanze sediziose dalla polizia. Si parla di musica solo nei primi cinque minuti e poi il resto del tempo che a sedici anni si dedicava a conversare di figa, da adulti si utilizza per ristabilire, in altri settori della conoscenza che non c’entrano con la musica, gli squilibri che si manifestano con gli strumenti in mano. Io potrei per esempio vendicarmi con Marco perché si vede che si è tagliato il pizzo perché la tipa che frequenta ora non sopporta le abrasioni sulla faccia quando limonano, e quella è una delle numerose forzature che si fanno per amore come diventare buddista o vegetariano per non creare impedimenti alla disponibilità altrui nel concedersi sessualmente. Ma tutti ormai sanno che la natura in un essere umano resta latente e, prima o poi, ritorna a galla risentita e pronta a prendere il sopravvento, tanto quanto è impossibile imporre a un batterista metallaro di non usare il doppio pedale perché quei colpi veloci e ravvicinati di cassa sono fuori luogo e obsoleti tanto quanto il basso suonato con lo slap. Alla fine è meglio, certe riunioni, non organizzarle nemmeno. Si litiga a tavolino soprattutto se si è a tavolino e ci si lascia tutti rancorosi e consapevoli che non è vero che la musica è un veicolo di pace.

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