dalla russia con amore

Il contratto prevede al punto 3 una clausola che vieta il ricorso ad ascensori in luoghi pubblici con tragitti inferiori a due piani e impone l’uso del font Georgia per la redazione di qualsiasi tipo di testo su Word, pena la qualità pessima del testo prodotto. Forte sopportazione delle temperature elevate in luoghi ad alta densità di dispositivi elettronici e dimestichezza nella gestione di comunicazioni via e-mail di colleghe meridionali piuttosto bruttine ad alto tasso di maleducazione. Dentifricio, olio da cucina e l’asse del water sono a carico del dipendente mentre l’acqua in bottigliette da 50 cl è un benefit aziendale. Ma è la convivenza forzata con anziani affetti da depressione e acufene, animali domestici isterici e pittoreschi freak – veri e propri fenomeni da baraccone – che ha indotto l’ingegnere a una trasferta in Unione Sovietica approfittando di una commessa in una delle principali industrie statali per prendere una boccata d’aria. A proposito, ho dimenticato di dire che in ufficio c’è persino qualcuno che non si sa trattenere, avete capito a fare cosa. A Mosca invece c’è profumo di socialismo reale con qualche venatura di Perestrojka ma c’è anche uno degli impianti che la sua azienda ha costruito che sembra avere qualche problema. Per il momento, però, il problema oltrepassata la cortina di ferro sembra avercelo lui. Appena sceso dall’Aeroflot un funzionario gli soffia il passaporto sotto il naso e minaccia di non restituirglielo finché non avrà messo le cose a posto. Ma non è così semplice. Anche se questa è una storia inventata, perché ai tempi della guerra fredda mica c’erano i personal computer, ai fini della riuscita del racconto decido che invece è difficile comunicare con i paesi comunisti e, in più, per ordinare un pezzo in Italia e fagli superare tutte le dogane del Patto di Varsavia ci vogliono mesi, altro che i corrieri di Amazon. L’ingegnere così fa buon viso a cattivo gioco e, aspettando di poter tornare in patria, lui che è uno che fa amicizia anche con i muri, si dà da fare nella capitale dell’impero orientale. Attira le simpatie dei pezzi del partito e del ministero dello sviluppo e condivide esperienze di donne a pagamento, economia sommersa e, soprattutto, new business. Entra in contatto con altre industrie statali in cui, sono i tempi dell’italiano vero di Toto Cutugno, riesce a piazzare qualcuno degli impianti che la sua azienda costruisce e commercializza. Passano tre mesi e quando arriva il pezzo di ricambio dell’impianto guasto ha già collezionato un altro paio di commesse di quelle che ti mettono a posto per la vita. In più conosce la ragazza che, oggi in cui Word c’è veramente e Toto Cutugno non si sa che fine abbia fatto, è diventata la sua moglie russa. L’ingegnere ha scelto di restare là anche dopo la restituzione del passaporto e ora, a quasi trent’anni dalla fine dell’Unione Sovietica, continua con lo stesso entusiasmo a fornire di impianti le industrie di Putin, anche con la sua carica di socio di maggioranza e presidente della filiale di Mosca di una multinazionale nata così per caso.

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