il prossimo tuo come te stesso

Luigi frequenta il corso di attività motoria globale con me con la differenza che ha superato i settantacinque anni. Luigi in tutto fa due o tre ore di allenamenti al giorno tra palestra e piscina, per non parlare del pattinaggio o le camminate in montagna o le corse a piedi e in bici nei fine settimana. Ha un fisico e un’agilità che potrei raggiungere almeno tra tre vite e a questo punto avrete capito che è questo sentimento di invidia che mi ha portato a odiarlo. Non gli rivolgo la parola perché, ormai lo conosco da cinque anni, alla fine dell’ora che facciamo insieme entra nello spogliatoio e dice ogni volta le stesse stupidaggini. Esclama “mondo gatto!”, se ci sono i termosifoni spenti canta “goffredo ma resistooo!”, se sono accesi si lamenta degli sprechi della pubblica amministrazione (il nostro corso si tiene nella palestra di una scuola), poi siccome fa anche l’ora di aerobica successiva si mangia una Ricola – e mentre lo dice canta il jingle della pubblicità – fingendo di doparsi (dice anche quello). Nel frattempo la coach fa partire la musica, segno che inizia la lezione successiva, e lui che è ancora dentro a inanellare le sue stupidaggini mentre io lo ignoro esclama fintamente sorpreso “tàca la musica”, mi saluta – io non lo saluto – e ritorna di corsa in palestra. La sequenza è la stessa da quando lo conosco e per questo non dovreste biasimarmi se lo disprezzo.

Ieri sera poi Luigi mi ha pure messo al corrente di una vedova (come lui) che gli si è accasata togliendogli un po’ della sua libertà, ma ero girato di spalle a pensare ai fatti miei mentre radunavo le mie cose nello spogliatoio e così mi sono perso tutti i dettagli. Ha concluso persino il racconto con “scusa lo sfogo”, così ho capito che probabilmente è uno di quelli che ha bisogno di parlare sempre con qualcuno. Mi ha fatto pena e mi sono sentito in colpa anche per tutte le altre volte. Ho fatto così finta di mostrarmi comprensivo con la sua storia ed è per quello che, prima di avviarsi alla lezione di aerobica, come riconoscimento mi ha mostrato la sua tessera ed è lì che sono rimasto di stucco. Luigi, l’anziano rompiscatole che passa ore e ore a tenersi in forma, è Dio.

Si, avete letto bene: Luigi è Dio. La prossima volta gli chiedo di farmi vedere ancora la sua tessera plastificata e gli faccio una foto. Questo vuol dire che io è cinque anni che snobbo e disprezzo Dio che non solo è un vecchietto in ottima salute che però dice sempre le stesse cose, ma fa pure attività motoria globale con me. Così ho capito perché mi va tutto male, ho un lavoro di merda, nessun editore mi ha messo sotto contratto, non ho abbastanza soldi da comprarmi il Volkswagen California, mia figlia ha un allenatore di volley che è un sub-umano, muoiono i miei cantanti preferiti, getto via gli attestati di transito pensando che il mio errore di passare per il Telepass non sia stato rilevato e invece pochi giorni dopo il gesto arrivano 86 euro di multa. Ho capito perché i miei gatti mi svegliano alle cinque del mattino e non posso chiuderli di là perché altrimenti miagolano tutta la notte svegliando i vicini, perché mia mamma ha avuto una leggera ischemia, il motivo per cui ho acquistato una scopa a vapore su Amazon che non funzionava. Tutte queste cose succedono perché tratto male le persone che contano compreso addirittura Luigi che è Dio.

Così mentre l’insegnante di aerobica aveva schiacciato play sull’obsoleto impianto hi-fi portatile riempiendo la palestra di un mix che in pochissimi minuti ha raccolto versioni a bpm da infarto di Marina, Azzurro e Tu vuò fa’ l’americano, io finalmente facevo la conoscenza con Dio, che è in formissima anche se ha più di settantacinque anni, mi straccia nelle serie di addominali e dice sempre le stesse stupidaggini quando, con tutte le cose che sa essendo onnisciente, potrebbe scambiare le sue opinioni su materie elevate con il sottoscritto. Pensate alle conversazioni che potremmo avere io e lui. O magari non c’è niente da sapere e alla fine anche a certi livelli i pensieri da condividere non sono più profondi come capitava una volta e alla fine, anche con Dio, si parla del più e del meno. A ogni modo sono pronto a comportarmi diversamente con lui, la prossima volta, e vedrete come cambierà la mia vita.

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2 pensieri su “il prossimo tuo come te stesso

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