incontri casuali con l’autore

Stamattina mi sono imbattuto in un gruppetto di persone intente in una discussione sul mio libro, la cosa mi ha fatto ovviamente piacere ma anche sorridere perché mi ha ricordato la celeberrima scena di “Io e Annie”, quella con Marshall McLuhan, avete presente? Ma proprio perché sono una persona corretta ci tengo a ridimensionare l’accaduto. Intanto perché il gruppetto erano tre e pure colleghi tra di loro, e il tono del dibattito non era certo quello che potrebbe suscitare il celebre sociologo canadese per di più interpellato da Woody Allen per dirimere una controversia dialettica. Su un libro di gente del mio calibro cosa si può dire? Ha una bella copertina? Chi lo conosce? In Italia ci sono più scrittori che lettori? Comunque vi farà piacere sapere che ho mantenuto la calma e tutto perché non sono certo nuovo a situazioni di questo genere. Nel 95, poco dopo la pubblicazione del primo CD del gruppo in cui suonavo, grazie a una serie di ingranaggi oliati per bene dalla lobby della cultura underground genovese, che ai tempi occupava alcune stanze dei bottoni e molte delle posizioni decisionali più importanti, ci avevano dedicato la copertina e un paio di paginoni su “Musica” di Repubblica. C’era una bella foto di noi messi a scalare in ordine d’importanza, e anche se i tastieristi sono il fanalino di coda nel rock comunque nell’angolo in alto a sinistra la mia faccia era riconoscibilissima malgrado gli occhialini da sole tondi alla John Lennon. Ai tempi la gente leggeva ancora i quotidiani, mica c’erano gli smartcosi e Internet come la conosciamo noi, quindi per farla breve quando mi sono seduto in treno – di giorno facevo il normale impiegato – mi sono trovato in mezzo a un paio di universitari immersi nella lettura dello speciale su di noi, con il quotidiano spalancato davanti al viso e con la mia foto in bella mostra. Se fossi stato di tutt’altra tempra li avrei interrotti nella lettura per dirgli “sono io, sono io quello lì in prima pagina”, ma a me è sempre piaciuto tenere un profilo basso e aspettare che gli altri si accorgano di tutto: le donne che mi piacciono, i colleghi che sono uno bravo, la gente in genere che sono onesto, serio e simpatico, il mercato musicale che suono bene, il pubblico dei lettori che copio con scarsi risultati gli scrittori americani che leggo. Avevo comunque un paio di copie di quel numero di Musica di Repubblica, e sono certo di averle smarrite entrambe.

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