passatempi per giovani vs passatempi per adulti

Vi lasciamo le stanze libere con i letti anche disfatti tanto chi se ne importa per esercitare la ginnastica da camera – non ci sono orari – mentre noi filiamo di corsa, ci attorcigliamo sui noi stessi all’ora fissa di pilates o ci abbruttiamo a ritmo di zumba. La forma vi consente comportamenti smodati ai bar mentre noi sorseggiamo alcolici dietro criteri qualitativi nei nostri studi da sommelier da vino, tranne quelli di noi che si distinguono e imparano l’analoga disciplina applicata alla birra fino alla versione anziano-in-the-box, che consiste nella fabbricazione della stessa con tutti i crismi. Voi giovani scroccate erba a chi capita mentre gli adulti investono in grow box con tanto di luci riscaldanti, se la coltivano in casa e notate che ho usato la terza persona. Poi c’è la musica: mentre per i giovani è tutto chiaro, a una certa età si getta la spugna o almeno si dovrebbe. Concerti di jazz o classica o comunque roba sta stare seduti che poi le articolazioni delle gambe si fanno sentire. I cantautori anche delle nuove leve, purché sia tutto acustico. E il ballo: da una parte il pogo, dall’altra ancora gli anni 80 o il latino-americano, fino ai più temerari con cose così caratterizzanti come le danze popolari o il boogie-woogie fino alla morte dei sensi dei balli di gruppo e dei lenti terzinati nelle balere, l’anticamera della depressione senile. I nativi digitali poi hanno l’Internet e tutto ciò che comporta dalla loro parte mentre noi siamo quelli del profumo della carta e delle dita insalivate per voltare le pagine dei libri della biblioteca. C’è vita oltre i venticinque? Meglio sfornare pargoli o spremere il presente fino a quarant’anni? Sfidare i display dieci ore al giorno senza sosta contro l’eterna lotta tra l’uomo di una certa età e le diottrie, quelli che si beano degli undici decimi e gli occhiali al collo con la catenella, la postura ingobbita, le mani dietro la schiena e gli occhi strizzati a leggere la data di scadenza della mozzarella. Proprio ieri un uomo, con i capelli poco più bianchi dei miei, mi ha chiesto di farlo per lui al supermercato. C’è infine l’abbigliamento che mentre per i giovani segue le mode e ogni anno stiamo lì a misurare vite alte o basse e zampe larghe o strette sulla caviglia, il dress code verso i cinquanta si fa trasversale agli anziani di ogni epoca. I dialoghi dei film si fa sempre più fatica a seguirli perché la testa ha un suo ritmo che non è quello della comunicazione comune, che non siamo certo noi a deciderla. E poi i gruppi di lettura, i corsi di teatro, le camminate nel parco tutti insieme la mattina è facile indovinare a chi competono: chi ha il tempo dalla sua accelera sulla rampa della vita e o si precipita a gettarla via con l’idea distorta del domani o prende il volo verso il futuro, la carriera o la visione escatologica di quel che c’è dopo il master. e se dopo il master non ci fosse nulla? Ecco, facciamo così: ci date tutto quello che avete in cambio del nostro posto di lavoro.

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