fenomenologia della copertina

Il connubio o la dicotomia bello dentro/bello fuori è antico quanto le farfalle nella pancia, quelle dell’innamoramento e non certo le avvisaglie della dissenteria anche se è facile che siano coeve con quel modo di esprimere tale concetto in greco antico con cui i ragazzini studenti del ginnasio si divertono un sacco, considerando la sua assonanza con una parolaccia di uso comune. Ma, lasciando da parte l’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo, sta a noi decidere se appunto si tratta di una corrispondenza veritiera o invece una fregatura esemplificabile nel fenomeno del mattone dentro il videoregistratore che ha ottenuto persino dignità di disciplina a sé con tanto di laurea specialistica sotto il nome di Marketing.

Riflettevo però su quante volte è successo e succederà ancora che compriamo un prodotto per l’etichetta, il packaging, la copertina, la forma, il colore e tutti gli altri fattori estetici per poi rimanere delusi della sostanza, dal contenuto, del funzionamento, delle prestazioni, del fatto che in pratica non c’è corrispondenza tra quello che l’estetica ci ha fatto idealizzare e l’oggetto in sé. Lascio a voi espertoni di design e marketing di prodotto tutto ciò che concerne lo studio della dimensione esterna, come avrete capito non è il mio mestiere. Vorrei invece condividere qualche considerazione su tematiche su cui mi sento più ferrato e mi riferisco a musica e letteratura. L’estetica delle copertine dei libri gioca scherzi bruttissimi, per esempio, e ultimamente le case editrici stanno sempre più imparando a tentare il pubblico che entra in libreria “per vedere che c’è di bello” con grafiche e illustrazioni davvero sexy che suscitano l’interesse ben oltre il riassuntino o la fascetta con i giudizi di valore della critica accreditata. Esistono casi di corrispondenza tra copertina che soddisfa il proprio gusto e qualità narrativa, per esempio non ricordo di aver sbagliato scegliendo un volume della Minimum Fax di un autore sconosciuto, mentre devo ammettere che, pur avendo una grafica che con quel codice a barre sfiora la perfezione, qualche delusione dalla ISBN Edizioni l’ho avuta. Questo è il motivo per cui consiglio a tutti di frequentare le biblioteche, è tutto gratis e ci si possono permettere tutti gli errori di scelta senza sperperare il becco di un quattrino.

Una cosa che non farei mai, e se mi conoscete saprete il perché, è comprare un disco basandomi sulla bellezza della copertina. Intanto perché l’immagine a corredo quasi sempre non è rappresentativa del prodotto. Cosa c’entra, per dire, un uomo che prende fuoco stringendo la mano a un altro con “Shine on you crazy diamond”? Intorno alla musica si muovono artisti visivi e fotografi che fanno del loro meglio per aggiungere del valore alle composizioni ma per pura autoreferenzialità. Per non parlare del fatto che oggi chi è che acquista canzoni a scatola chiusa, considerando che si tratta di una forma artistica quasi completamente digitale? L’unica possibilità di lasciarsi attirare dalle copertine dei dischi è in prossimità delle bancarelle di usato, quando nei contenitori di dischi da poche lire ci troviamo a scartabellare per trovare qualcosa di interessante. Solo lì ci rendiamo conto di quanta roba è stata stampata inutilmente e lasciarsi attrarre da una foto o da un disegno è il modo più certo per buttare via dei soldi.

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