se la chitarra è una spada il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia

La colpa non è delle canzonette, loro poverine non ne possono nulla. La colpa è tutta nostra che siamo messi così male a valori e a cose che accendono la nostra passione che vediamo poesia dappertutto e, con il senno di poi, aveva ragione chi andava sostenendo che era meglio se ci fermavamo un po’ prima a guardare i nostri generi musicali preferiti qualche passo indietro e ricavarne un’impressione più oggettiva e corrispondente alla realtà. Da questo punto di vista per me non ci sono cantanti di serie A o di serie B perché le parole del pop o del rock messe nero su bianco sulla carta un po’ si sviliscono ma anche se scritte sul diario con i pennarelli colorati non sono da meno, anzi da più, indipendentemente dall’autorevolezza di chi ha inventato quei testi. Dalla mia generazione in poi abbiamo assistito alla comparsa delle liriche di certi cantautori italiani sulle antologie di letteratura, per farvi un esempio. I poeti moderni sono stati anche loro, così dicono. Uno sguardo cinico però consente di contemplare quei versi come ci si sofferma sulle meduse spiaggiate, che fuori dall’acqua sembrano poco meno che involucri di nylon accatastati a secco dalle correnti e dalle maree. Le parole scevre dalla musica che le contiene sono un po’ così, è difficile leggere tra le righe per trovare qualche rimando melodico, armonico o ritmico. Non avete la stessa impressione? La prova del nove di questo l’ho avuta ieri sera seguendo distrattamente un documentario sui Doors, e spero di non urtare la vostra sensibilità ribadendo che si tratta di una delle band più sopravvalutate della storia. Il tastierista Ray Manzarek raccontava le sue impressioni sul celebre brano “The End” e sulla parte di improvvisazione musicale con cui, nelle esibizioni live, il gruppo accompagnava Jim Morrison mentre recitava poesie sul palco. Ora non ricordo bene i passaggi riportati nel documentario, ma l’impressione che ho avuto è stata di un qualcosa di funzionante unicamente con il supporto di additivi chimici e allucinogeni, quindi un ulteriore terzo componente oltre a testo e musica e complementare all’insieme per consentire un’esperienza di ascolto completa. Al contrario, le poesiole non passano attraverso le porte della percezione ma danno l’impressione davvero di un esercizio emotivo da adolescente in cerca di visibilità amorosa. Lasciamo così i testi sul palco e nei dischi e impariamo a goderne per quello che sono, uno strato stilistico a cui la nostra smania dissezionatrice non fa certo bene e anzi, spesso reca vilipendio.

9 pensieri su “se la chitarra è una spada il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia

  1. Sono confusa… si, per i Doors son d’accordo,ma per il resto son confusa. Capisco il punto di vista, ma perché non possono essere, oltre a semplici canzonette, messaggi d’amore, manifesti di libertà,riflessioni sulla vita?
    Forse non ho compreso del tutto io…

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