piano piano

Non so quale sia il vostro problema con la pianura, con gli spazi dritti, con l’essere vulnerabile da ogni punto cardinale e non avere nessun riparo alle spalle o qualche distesa d’acqua davanti a sbarrarti la strada. Siamo in tempi di pace e non c’è nessuna tribù nomade da intercettare prima che la frittata sia fatta, e della prossimità dell’acqua comunque è sempre meglio farne a meno, attira gente in una dinamica turistica mordi e fuggi e non puoi mai prevedere le onde anomale o le precipitazioni che ne aumentano il livello. In pianura c’è persino quella specie di effetto della curvatura terrestre che ti fa sentire come se abitassi sul guscio di una tartaruga e pensi che davvero, questa cosa per cui ci siamo sviluppati su una palla appesa chissà come nell’universo ha il suo fascino. L’alba e il tramonto visti in pianura sono molto pittoreschi e il sole si manifesta con un diametro altrove inimmaginabile. In pianura devi solo essere più sveglio e imparare a orientarti il più velocemente possibile. Un filare di alberi lo puoi prendere indistintamente da una parte o dall’altra, così come un sentiero o anche un’autostrada, il problema è capire dove devi andare. Ma si tratta di un compromesso a cui è facile prestarsi in cambio della comodità di rinunciare a salite e discese, a dover scendere alla fermata successiva per poi fare il pezzo mancante a piedi vero il basso che è meno faticoso. Prendete una città in cui è tutto un saliscendi e provate a invecchiare là, a spingere passeggini doppi per gemelli, a raggiungere destinazioni in cima a strade in condizioni fisiche non ottimali. Sovrappeso. Quando fa molto caldo e non c’è un filo d’aria. Provate a traslocare e poi ne parliamo. Provate a fare la spesa e a usare lo zaino quello militare per trasportare prodotti pesanti, magari in bottiglie di vetro da litro, sulla schiena arrampicandovi su scalinate impervie. In pianura non c’è bisogno di tutto questo, non ci sono i monti, non c’è il mare. I corpi tondi rotolano solo spingendoli il giusto, le gambe corrono per inerzia, le biciclette si lasciano guidare, le persone si inseguono e non ci sono vantaggi o svantaggi, tutto dipende dalle capacità del singolo. Lungo i tragitti non si vede la fine e, a metà, ci si volta indietro e si è perduto anche il punto di partenza. Si può riflettere quindi su origine e destinazione, ed è per questo che non so davvero quale sia il vostro problema con la pianura, è tutto uguale e questa sorta di democrazia geografica rende la pianura forse più complessa da comprendere e accettare, un po’ come il socialismo reale, ma resta l’ambiente ideale per uno sviluppo omogeneo del genere umano.

Un pensiero su “piano piano

  1. ambiente democratico, insomma. La pianura qui è interrotta solo, all’orizzonte, dalla sagoma degli appennini, ma solo se c’è bello. verso la bassa è solo un tremolar d’asfalto.

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