la madre di tutte le cover band (che peraltro è sempre incinta)

Non c’era nemmeno lui, l’organizzatore della kermesse, e nemmeno l’ombra di un direttore d’orchestra a guidare l’esecuzione con il caratteristico paio di bacchette magiche luminescenti. Il terzo capitolo della saga dei guinness dei primati delle dodici note conferma la genialità dell’ideatore dei fenomeni collettivi più trasgressivi e capelloni mai visti, capace di portare prima i Foo Fighters in concerto a Cesena e, dopo, a mettere insieme mille musicisti nella super-coverband più super e affollata della storia della musica. E ancora una volta si sono accesi i riflettori sulla nostra creatività imprenditoriale, in cui l’arte di essere fuori dagli schemi e il Made in Italy si confermano come la strada più efficace da seguire per far emergere noi italiani nel difficile mercato della notorietà di oggi.

La location è stata ancora una volta lo stadio di Cesena. La mattina del day after sono ancora visibili e inconfondibili i rimasugli delle vestigia dell’evento che ha raffreddato i milioni di convenuti. Rockin’ Zero, ovvero la band di musica elettronica meno numerosa al mondo ha – come si dice nel gergo dei giovani – dato il bianco facendo ballare a cassa dritta donne e uomini provenienti da tutta l’Italia isole comprese per una notte intera. Non c’era palco. Non c’erano strumenti. Non c’era di conseguenza nessuno a suonare, tantomeno qualcuno sul podio a svolgere le funzioni di clic in carne e ossa. Non si è visto nemmeno un dj, un fonico, un mixerista o un tecnico di palco. Rockin’ Zero, la band di musica elettronica meno numerosa al mondo, era infatti composta da zero persone, un record assoluto. Solo un pulsante con scritto “play” programmato affinché si auto-attivasse per dare il via alle danze, come un motore immobile e invisibile della follia collettiva, avviata la quale suoni e visioni hanno collaborato per un’esperienza di ascolto senza precedenti.

Rockin’ Zero, la band di musica elettronica meno numerosa al mondo, ha così superato ogni pronostico. Solo spazio gremito dal pubblico e un impianto di amplificazione da record, frutto di mesi di prove e di difficoltà organizzative di ben altro livello rispetto a un Rockin’ 1000 qualsiasi. Fino all’ultimo sembrava che la band di musica elettronica meno numerosa al mondo dovesse infatti per forza contare su due o almeno su un solo componente, fino a quando la tecnologia, ancora una volta, è intervenuta a supporto dell’arte. Ci chiediamo a questo punto dove si possa spingere l’ingegno umano nel campo della musica e se, tutto questo, potrà finalmente risollevare le sorti e dare qualche speranza di sopravvivenza a un’industria – quella discografica – destinata irrimediabilmente a scomparire.

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