il principe del foro

Ci sono almeno un paio di indumenti molto più trasgre di quei jeans strappati dalla fabbrica sul ginocchio o dei leggings sfregiati a colpi di rasoio che nemmeno un quadro di Fontana. Intanto i calzini bucati sull’alluce in un giorno di shopping al cospetto dell’addetto alla vendita che già andrebbe radiato dall’albo per il commento non proprio positivo lasciato a intendere dal movimento verso l’alto delle ciglia alla richiesta del modello di scarpa numero 46. Non è certo colpa dei superdotati se gli stilisti delle calzature non prevedono un omogeneo aumento della proporzione tra larghezza e lunghezza dei loro modelli per i piedi di grandi dimensioni. Le scarpe così diventano lunghissime ma con la stessa pianta pensata per un 38, universalmente considerato il numero di riferimento per la creazione dei prototipi delle nuove collezioni, e non vi dico l’effetto. Il calzino bucato però, a differenza dei pantaloni con le aperture concordate, suona come incuria di sé e ciò mi sembra una vera e propria ingiustizia. Il calzino bucato è punk o grunge tanto quanto il calzone squartato, in questo dovete credermi e fate girare se siete d’accordo. Allo stesso modo vorrei sensibilizzarvi sul tema delle magliette bucate dalle unghie feline. Io ne ho un intero campionario e il perché è facile da immaginare. I gatti che fanno la pasta in braccio sono la parte di sé più difficile di cui liberarsi, nessuno si scrollerebbe mai di dosso un micio affettuoso e, di conseguenza, peli e strappi al tessuto dei propri abiti sono tutto sommato un compromesso sostenibile. Il problema è poi che fare, delle t-shirt con i fori. Come scrivevo giustamente qualche settimana fa, con tutte le magliette brutte e prive di senso che si vedono un giro le mie magliette con i buchi hanno una loro dignità ed è per questo che, malgrado le minacce di mia moglie, mi rifiuto di buttarle. Le confermo di usarle solo per il campeggio, che in mezzo alla natura a ridosso del mare l’abbigliamento da naufrago ha un suo perché, ma poi finisce che restano nel cassetto degli indumenti di stagione sempre (a casa mia con il riscaldamento centralizzato fa un caldo porco senza soluzione di continuità) e ogni anno la storia si ripete. Mi sento dire che un uomo di cinquant’anni dovrebbe sfoggiare un look più decoroso ma a me, da sempre, piace vestire alla cazzo di cane e, visto che la moda oggi non è da meno, difficilmente vengo tacciato di scarsa cura di me, calzino bucato compreso.

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