Eco e il portaombrelli

Il condominio è l’esempio peggiore di micro-società che possa esistere al mondo o almeno tra quegli ambienti in cui non sei tu a decidere chi hai intorno ma c’è una feroce lotteria degli abbinamenti. Come si fa a scegliere un appartamento in base ai curriculum del resto del palazzo? Chi siamo noi per sentirci superiori a quelli del piano di sotto o inferiori alla famiglia che occupa da generazioni l’attico alla parigina? Chissà se il destino mette insieme i vicini di casa di un certo livello. Leggevo che Keith Emerson abitava a fianco di Johnny Rotten, e cioè quello che la musica ha diviso la vita poi ha unito e vedete che allora ho ragione io? Chiaro che nel loro caso non si tratta certo di gente che va alle riunioni di condominio, abitando in villazze milardarie a Los Angeles. Questo per dire che se ci fosse un equilibrio o una giustizia universale, qui nel mio palazzo avrebbero la residenza intellettuali del calibro di Umberto Eco, anche se è già morto, e la mattina quando in mutande abbasso le veneziane sul balcone io e lui, anche se è già morto, potremmo fare a gara a chi è più apocalittico o più integrato. E invece qui da me vanno per la maggiore dispettucci e battibecchi di una piccolezza che davvero, uno scrittore del mio calibro non si merita affatto. Il mio dirimpettaio si è ritrovato la macchina rigata da quello del quarto piano che ha qualche anno più di me ed è già in pensione e la cosa si è venuta a sapere perché è stato colto in flagrante da uno della fazione opposta. A me, invece, ne è successa una che ve la devo proprio raccontare. Ieri mattina pioveva e così, chiusa la porta blindata di casa con le solite quattro mandate, nell’atto di prendere un ombrello per recarmi al lavoro mi sono accorto che mancava il portaombrelli con tutti gli ombrelli dentro. Ci ho fatto caso solo ieri perché è stato il primo giorno di pioggia dopo il rientro dalle ferie. Prima di partire il portaombrelli c’era, ne sono sicuro, e ora puf, sparito. Era un comunissimo portaombrelli di plastica con dentro non più di trenta euro di ombrelli malridotti di fabbricazione cinese, come il portaombrelli di plastica stesso. Eppure non c’è più. Mi sono chiesto così se anche Umberto Eco con i suoi vicini di casa intellettuali abbia mai esercitato qualche forma di destabilizzazione dei rapporti inter-condominiali capovolgendo zerbini, facendo puzzette nell’ascensore, scrivendo parolacce infantili con le chiavi sulla cassetta delle lettere in legno o, peggio, sottraendo portaombrelli completi di parapioggia economici. Comunque, per chiuderla qui, escludendo l’ultimo di cui sono stato vittima, di uno degli altri esempi di mal vicinato testé riportati mi costituisco: sono io l’artefice. Provate a indovinare quale.

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