quell’inibizione che ti blocca quando stai per insultare il prossimo

Se avete raggiunto una certa professionalità, o lavorate in ambienti aziendali tutto sommato privilegiati l’accesso ai quali è consentito a persone di una levatura superiore, se non di una cultura universitaria comunque dotate di specializzazioni che presumono un percorso formativo esclusivo o comunque non proprio alla portata di tutti, in un settore che consente anche un’accettabile agiatezza economica, dove il costante confronto con clienti, colleghi e fornitori impone cura della persona, attitudine ai rapporti interpersonali, capacità di conversazione su temi e aspetti di dominio comune, decoro nell’abbigliamento sia dobbiate impersonare un ruolo commerciale o vi sia richiesto di vestirvi da creativi, potete dare per scontata una soglia di fattori, comportamenti, convenzioni e anche valori al di sotto della quale in teoria nessuno scende mai.

Per farvi un esempio, a nessuno verrebbe in mente di scoreggiare durante un brief per una nuova campagna marketing, per dire. Oppure porti a pranzo il Country Manager di un’azienda cliente e gli rutti in faccia, o in uno di quegli open space popolati da costosissimi Mac ti tiri fuori un capperone catarroso dal naso con l’unica unghia lunga del mignolo e lo spalmi sotto la poltrona di Eero Saarinen o, come la mia collega vicina di postazione, sotto una dozzinale sedia Ikea.

Ma, casi limite a parte, possiamo quindi stare certi che raggiunto un livello di evoluzione di civiltà, in ambito lavorativo, è difficile incontrare qualcuno in grado di rompere l’ordine e l’equilibrio delle cose come sappiamo essere per riportarci indietro. Al di là dell’entry level dei comportamenti che diamo per scontati per vivere con gli altri non ci ricordiamo nemmeno più cosa c’è. Magari qualcuno di noi pratica perversioni bestiali, ma lo fa nel tempo libero, a casa con una setta di fanatici o su Internet comodamente dal suo divano. Nel nostro tipo di lavoro le volte in cui dobbiamo scontrarci con fuoriusciti da questa classe turistica della vita in comune sono rarissime e, quando ci capita, siamo talmente sbigottiti da non saper comportarci di conseguenza.

Nel mio piccolo posso portarvi una testimonianza di questa rarità comportamentale che ha del sorprendente. Ho una cliente che ci va giù pesante quando deve dare giudizi negativi. “Questo video mi fa veramente cagare”, mi ha detto una volta. Un’altra mi ha dato dell’ignorante per alcune sue interpretazioni su una traduzione dall’italiano all’inglese che non avevo certo fatto io ma un mio collaboratore dell’agenzia, madrelingua specializzato, che ovviamente erano del tutto fuori luogo. Poi ancora mi è successo di non averla messa in copia in un’e-mail e mi telefonato apposta per darmi del cretino. Al momento non ho preso provvedimenti perché mi è venuto il dubbio che si tratti di una forma di quel disturbo a causa del quale si insulta il prossimo, avete presente? Non mi spiego altrimenti una carenza così ampia di buona educazione, roba che bisognerebbe tornare ma nemmeno alla scuola primaria, forse più indietro, per porsi su un piano di confronto adeguato. Anzi, Gabriella, se ti capita di leggere queste parole, sappi che te ne puoi tranquillamente andare affanculo.

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