il breve termine che va tanto di moda

Leggevo un romanzo nella classica postura da seduto in attesa della metro: testa bassa e con il libro posizionato sulle ginocchia, alla giusta distanza consentita dalle lenti per la presbiopia senile, ampliando di conseguenza i campo visivo che, nella parte alta, causava l’unico fattore di disturbo: i piedi dei passanti in movimento in entrambi i sensi di marcia. Scarpe di tutte le fogge e i colori che transitavano e che intercettavo con la coda superiore degli occhi. Questo per dire che trovarsi assorti è una sensazione di altri tempi. Pensate a quanto, un tempo, fosse comune esser colti impreparati in mezzo a un grande evento storico. Sei lì che leggi aspettando l’autobus e un commando della BR fa una strage e rapisce Aldo Moro a pochi metri da te. E se per casi limite come questo oggi possiamo contare sulle telecamere di videosorveglianza, attacchi terroristici permettendo, nella società ipercinetica passare ad altro è il filo conduttore di qualsiasi narrazione. Basta un niente che perdi di vista il tuo obiettivo. Per esempio, come si chiama quella sensazione che ti sembra di avere i calzettoni fino al ginocchio quando hai i calzini corti ma indossi i pantaloni lunghi? La vita è una macarena. Ti stanno bene tutte quelle efelidi. Gli ostacoli sono gli stessi da sempre. Il ciclo di vita dell’entusiasmo forma una parabola discendente che ha la stessa equazione della penuria di costanza o, volendo, dell’incoerenza che va a posizionare il nostro punteggio sul quadrante in basso a sinistra. Alla fine la storiella della macchietta umana che si sveglia alle sei – come se l’ansia fosse un valore – e lavora tutto il giorno ha sempre il suo uditorio solidale e poi, sulla comprensione altrui circa il modo di trascorrere il resto del tempo, si può sempre contare. E anche laddove si supera la sequenza ravvicinata di due problemi, come nelle prove di equitazione quando c’è una staccionata a ridosso di una pozzanghera in cui i cavalli addestrati a fare una cosa alla volta ci finiscono dentro, ecco che i fattori di distrazione sono pronti a impossessarsi di te come parassiti di stagione. Accendi il PC e ciao. La cosa più prossima al concetto di infinito e incommensurabile è l’Internet. Come per l’universo, una sola vita non ci è sufficiente per visitarla completamente, se non con qualche escamotage automatizzato per setacciare tutto ciò che è raggiungibile online. Basta affacciarsi su Google per perdersi in un paio di clic e allontanarsi. Il digitale e l’infinito, o il digitale è l’infinito. Ma noi, invece, dove eravamo rimasti?

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