ma siamo anche tutti diversi

Se provate a scrivere certi paroloni difficili con la grafia che usavate alle elementari dovreste riscontrare enormi difficoltà, considerando che le lettere tonde e piene di grazie sembrano fatte apposta per i pensierini per la mamma, i nomi comuni degli animali e certi sentimenti innocenti che hanno comunque molto più valore di quelli terra terra che si leggono sui social network insieme a disegni da sottosviluppati. E riesce più facile esercitarsi con i primi rudimenti di comunicazione che abbiamo imparato rispetto al modo in cui la nostra scrittura si è sviluppata per poi lasciarsi implacabilmente sostituire da una tastiera qwerty, prima, e poi da quel sistema che ti compone automaticamente le parole leggendoti nel pensiero. Facciamo così questo gioco della regressione e compiliamo a penna un modulo immaginario dove mettiamo nero su bianco quella che ci sembra la nostra peculiarità. Alessandra e il suo compagno costruiscono mensole e fioriere utilizzando pallet, poi li verniciano di bianco, li montano sulla parete di casa, fanno la foto, la mettono su Pinterest e poi lei la mostra ai colleghi, insieme ad altre sue creazioni a partire dalle bottiglie in vetro di varie fogge dipinte con una specie di smalto che sembra latte e poi riciclate come vasi, alcuni da tenere per sé e altri da regalare. Fabio invece si coltiva l’erba per scopi terapeutici. Ha acquistato un kit per costruirsi una mini-serra in casa, con lampade e persino un sensore che controlla l’umidità. Un altro mio amico, che invece preferisce mantenere l’anonimato, si sente azzerato da certi sogni che fa. Di recente, e per fortuna nella dimensione onirica, ha dato un paio di manrovesci ben assestati alla figlia. Due ceffoni perché non aveva ripassato le formule inverse del teorema di Pitagora da applicare a triangoli equilateri e isosceli malgrado la verifica di geometria del giorno dopo. Per questo siamo anche tutti diversi, e non sono certo io il primo a dirlo. Bisogna collaborare e fare di questo pazzo pazzo mondo un sistema complementare in cui tutte le alessandre decorino a modo loro cose altrimenti destinate alla spazzatura e li donino a tutti i fabi in modo che possano mettere in mostra le loro piantine terapeutiche su fioriere artigianali e fornire poi a prezzi di favore quanto prodotto a tutto il resto della popolazione mondiale che vorrebbe rilassarsi restando anonima e che, con tutte le turbe e le paure che ci sono in giro, è meglio così.

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