un classico delle scelte discutibili

Non ho ancora spento il motore nel parcheggio sotto casa che già mia figlia mi chiede se i minorenni possono pubblicare libri. Io vorrei parlare di com’è andato l’allenamento e se l’universo mondo mondiale si sta accorgendo della sua tecnica da alzatrice unica, ma lei invece vuole sapere se c’è spazio nell’editoria per una ragazza di nemmeno tredici anni. Anziché risponderle – anche perché non so cosa risponderle – le chiedo se ha intenzione di scrivere un romanzo o qualcosa del genere e lei mi risponde che si, ha qualche idea in testa e vorrebbe concretizzarla. Così le dico che non penso ci siano problemi nel pubblicare libri a una scrittrice che fa la terza media, senza aggiungere che trovo che scriva meglio di molti scrittori italiani adulti che evito come la peste perché non mi sembra corretto e poi, non avendo lei termini di paragone, non capirebbe. Stanno per uscire DeLillo e persino McInerney e già si prefigura una stagione letteraria con i contro-fiocchi. Anzi, aggiungo, se hai qualche trama che ti avanza dilla a me, che tutto sommato me la cavo a scrivere ma non trovo mai storie con un’inizio e una fine che possano essere sfruttate a fini commerciali. Condivido con lei persino una vecchia idea che tento di sviluppare da almeno dieci anni con risultati più che deludenti e lei sembra sbalordita. Mi dice che la trova molto interessante, anzi non crede nemmeno che sia mia, mi suggerisce persino un finale come piacerebbe a lei. Ecco, cari amici, vi presento la nuova generazione della mia famiglia di aspiranti specialisti di scienze inutili. Su in casa stiamo facendo da tempo un’analisi comparata dei licei classici di Milano per capire quale sia il più adatto a lei. Lo svantaggio di vivere in una metropoli è proprio l’eccessiva gamma di opzioni da valutare. Per noi cresciuti in una cittadina di provincia c’era solo da decidere il tipo di scuola perché esisteva solo un istituto per ogni indirizzo. Qui è tutto diverso. Ci sono quelli che dicono essere molto esclusivi, quelli in cui per cinque anni non metti naso fuori casa tanto c’è da studiare, quelli nei quali la componente nazifascista o ciellina è inutilmente in eccesso, quello che sembra interessante ma lo scorso anno non ha avuto sufficienti iscrizioni per allestire nemmeno una sezione, quello che sembra la scelta migliore ma la sede e quella dicitura di Regio Liceo Ginnasio sulla porta fa venire ansia solo al pensiero, per non parlare della soggezione che ti mette lo sguardo di Alessandro Manzoni nell’atrio. Mia figlia in pasto alla cultura giurassica e la scelta è da prendersi in poche settimane. Ma in tutto questo chissà se si può sbagliare, chissà se qualunque cosa decida riuscirà ad affrontarla con l’impegno giusto, chissà se tutta questa voglia di leggere e scrivere e non di fare di conto che abbiamo in famiglia, e che le abbiamo fatto involontariamente respirare, prima o poi si estinguerà e arriverà qualcuno frutto di qualche incrocio genetico a cambiare il corso del nostro destino e a fare qualcosa di utile per sé, per i suoi cari, per la cittadinanza, per il mondo intero.

9 pensieri su “un classico delle scelte discutibili

  1. Che bello questo post, adoro leggerti sempre ma quando scrivi di tua figlia ancor di più, devo dirlo.
    Oh, McInerney lo aspetto anch’io, sai? All’epoca dell’università volevo scrivere la tesi di laurea sui suoi libri, poi invece ho puntato su una scrittrice che certamente anche tu conosci, Tama Janowitz.
    L’ho detto che tua figlia è una ragazzina speciale? Ecco, sì. Buona giornata Plus!

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