la felicità è dietro l’angolo

Sandra era l’unica con cui potevo avere uno schietto confronto professionale. Ho ancora vivo il ricordo di certe lunghe discussioni sulla bellezza delle parole che trovavamo nelle idee per le quali ci chiedevano di spremerci, in ufficio. Sandra poi faceva altro nel tempo libero perché aveva bisogno di arrotondare, e io le facevo notare quanto fosse delizioso il suono stesso di quel verbo. Arrotondare, come se smussare gli angoli consentisse guadagni extra e, se fosse così, ci dicevamo che tanto valeva farlo di mestiere.

Te lo immagini?, mi chiedeva. Passare in rassegna le forme delle cose per levigare gli spigoli e, in senso lato, farlo anche con le persone, ma tutto questo fuori dall’orario lavorativo per ottenere profitti in più, magari in nero. Di qui il significato tetro e ambiguo dei contanti in tasca fuori controllo, quello dell’Agenzia delle Entrate, soldi che poi si purificano una volta spesi nemmeno fossimo noi la criminalità organizzata che ha bisogno dei negozi per far circolare le banconote. Le banconote circolari senza angoli quindi arrotondate anch’esse, un corto circuito o il gatto che si morde la coda finché a osservarlo non ti gira la testa e, se cadi, meglio che non ci siano angoli quindi finivamo daccapo.

Non solo. Sandra di rimando diceva di stare bene con me perché provavo sempre a fare quello che faceva lei. Questo senza falsa modestia è un mio plus, quello di aver sempre ritenuto costruttivo cimentarmi nelle abitudini degli altri anche se già a fatica gestisco le mie. Non è male cambiare in meglio, ogni tanto. Vedo Fabio che si rilassa ascoltando RadioTre e provo a farlo anch’io. In generale la cosa funziona e serve per prendersi meno sul serio. L’ho accesa ieri sera a casa e trasmettevano “Maramao perché sei morto”, che già era una canzone vecchia per mia nonna che la cantava sempre, figuriamoci nel duemila e rotti, ma la cosa in sé mi ha fatto sorridere perché mi piace quando non sono io a scegliere le canzoni da ascoltare e quando chi le sceglie per me mi soddisfa. I musicisti, o gli ex, nel mio caso, hanno sempre gusti difficili e per questo – dicono – non vanno mai in paradiso.

E Sandra poi sapeva che suonavo proprio per arrotondare, corsi e ricorsi della vita, ma sosteneva che quello era un mestiere che non avrebbe mai fatto perché ti impediva di andare in vacanza. In effetti se suoni per guadagnare alla fine lavori mentre gli altri festeggiano. Vacanze estive, weekend, crociere e tanti capodanni. L’ultimo che ho trascorso lavorando da musicista è stato però indimenticabile. Mentre smontavo chiacchieravo con un gruppo di ragazzi che si stava rimettendo i cappotti per andare a proseguire i festeggiamenti altrove. Si parlava di futuro, come in questo blog, e io raccontavo che al termine delle vacanze di Natale avrei iniziato uno stage in un importante quotidiano nazionale, cosa che manco a farlo apposta poi mica è successa davvero. Le cose vanno così, per questo se uno ha voglia è sempre meglio darsi da fare con degli extra. Non si sa mai.

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